19 ottobre 2012

Momentaneamente mi trovate su http://www.facebook.com/sergio.trezzi.77

se volete venirmi a trovate ne sarei felicissimo.

ciao a tutti

Sergio

17 maggio 2012

Lux Maior

 

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LUX MAIOR

Azione collettiva finalizzata alla sperimentazione del gesto, della voce, del silenzio

con la partecipazione di tutta la scuola

dalla più giovane (10 anni) al più vecchio (65 anni)

ideazione e messa in scena di Sergio Porro

Alla sperimentazione del gesto: Lux Maior è una creazione collettiva. Ogni attore, sullo spunto di una semplice indicazione registica, si incammina nella ricerca dei propri aspetti, dei propri modi gestuali, dei propri segni corporali, e li fissa in una interminabile applicazione espressiva di gruppo. Questa rappresentazione non vede mai attori singoli, o che si esprimono separatamente, ma raccoglie in un’unica camera vuota (la sala) masse sempre in movimento, raggruppamenti che si spostano a valanga, all’unisono, in continua produzione corale.

Alla sperimentazione della voce: in questa performance ognuno si misura con la sua voce ed esplora le infinite possibilità delle sue corde vocali e della parola, sia essa comunicazione ben definita di un vocabolo comprensibile, sia essa di manifesta espressione dell’incomprensibile: tutto allora si fa rumore, schiamazzo, chiasso… (ma mai confusione). Ognuno ha perfino esplorato zone in cui le sillabe non esistono più, si fanno e si disfano, si gridano rovesciate, simulando una lingua nuova, inventata di sana pianta per l’occasione, ricercatissima, una lingua volutamente resa indecifrabile e, paradossalmente, come tale, trasformata in musica. Per quanto riguarda le sonorità della voce, ci ha preso per mano un motto: il disarmonico è sempre musica.

Alla sperimentazione del silenzio: il silenzio, in genere, è il corpo che giace immobile. O che non parla, o che non dice, o che non vuole dire, o che non ha niente da dire. Nel Teatro Artigiano, spesso, il silenzio è stato (e lo è sempre) l’attore aggiunto, complementare, una presenza cieca, l’invisibile, l’impalpabile che diviene palpabile e, anche in questa occasione, gli effetti del silenzio sono brani di teatro che non si dipanano, ma che lasciano spazio alla fantasia, finalmente libera, di creare immagini, di memorizzare fatti e mis-fatti, di inventare col pensiero scene nuove e sempre diverse, di riprovocare l’altro rispetto a ciò che si vede.

Il silenzio è un corpo che giace immobile.

Quando il Teatro Artigiano viene invitato a inventare uno spettacolo in un luogo alternativo (sia esso deposito o fabbrica, magazzino di mobili o caseificio, un’officina o un capannone, una piazza, un cortile o più semplicemente una stradina) aggredisce questo spazio dove si deve agire a tutti i costi, se lo fa proprio e lo riempie di immagini, di corpi, di azioni, di invenzioni, di movimenti, di impianti, lo riempie di cose corporali, di macchinari, di attrezzature, di stoffe, di birilli… e allora… ecco la magia: questo luogo si fa teatro, diventa il contenitore ideale per fare teatro. Oggi è la volta di una piccola sala teatrale, una bomboniera primi anni del ‘900, tormentata nel suo complesso architettonico che da camera vuota si trasforma in scatola piena…

E per concludere: LUX MAIOR, luce maggiore, fortissima, suprema, la più luccicante, scintillante, luce nobile, la luce della luce: al suo apparire, vampiri e morti viventi la cercano e la evitano, la amano e la odiano ritornando nei sepolcri… Ecco la LUX (la sala, il luogo dell’azione) come un faro, dove la Cultura si accende e si spegne. E si diffonde…

02 settembre 2011

Hopotòm




SETTEMBRE ARCORESE 2011
LA FORZA DEI DEBOLI
Gli fu detto: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ecco il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu una sottile voce di silenzio
I Re 9,11-13 (traduzione letterale)
Siamo abituati a pensare che “forza” sia sinonimo di muscoli, urla, forse anche armi. Ma esiste una forza dei deboli che è fatta di gesti, di musica, di arte, di teatro, di silenzi. È la forza di chi vive la vita con passo leggero, di chi sa esser chiaro senza alzare la voce, di chi conosce la potenza della carezza e dell’ascolto. La forza di chi sa piegarsi sull’altro che soffre, asciugare una lacrima, ascoltare un dolore. La forza del volontariato, della vera cultura, del servizio sociale
Da quest’anno il Settembre Arcorese ha un tema; ogni anno, le proposte culturali che compongono questa manifestazione che ci accoglie al ritorno dalle vacanze saranno legate da un argomento comune in modo da avere una maggiore coerenza e compattezza. Il Settembre è anche un momento di visibilità e di rivalutazione delle realtà che sul nostro territorio “fanno cultura” e che sono state chiamate quest’anno a regalarci un’idea, un progetto, una proposta, reagendo in modo entusiasta. L’idea di fondo è quella dello sviluppo di comunità: la cultura, anzi le culture, sono già presenti nelle comunità arcoresi, basta pensare a un’operazione di sollecitazione e di regia per aiutarle a emergere. Un Settembre che sarà sempre più interculturale e sempre più colorato, dunque, a partire dai temi che saranno di volta in volta proposti.
Quest’anno il tema scelto è la forza dei deboli: una scelta che indica una volontà precisa di privilegiare e sostenere tutte le realtà che in qualche modo si confrontano con la debolezza. Anzitutto chi lavora con e per i deboli (i migranti, gli animali maltrattati, i bambini, l’aiuto alla vita, la beneficenza) e chi racconta le storie dei deboli (la lotta di Artemisia Gentileschi per un’arte al femminile, il mondo dei poveri narrato da Manzoni, le storie dei migranti e la loro Università); fino a chi propone gesti deboli (le bolle di sapone, la biciclettata, i dilettanti in gara, la donazione di sangue) e linguaggi deboli (il jazz, i cori, il teatro, la musica giovanile, la canzone italiana); il tutto in coerenza sia con le manifestazioni della Fiera di S. Eustorgio (le proposte di giochi inattuali, antichi, deboli, come il tiro alla fune, la corsa nei sacchi, la corsa con i mastelli; l’idea stessa della Fiera come partecipazione popolare attorno a simboli semplici e tradizionali), sia con Volontariamo, che mai come quest’anno si caratterizza come ideale conclusione del Settembre, con la proposta delle Sette note del volontariato, attività gratuita in un mondo in cui a tutto si dà un prezzo. Troverete in questo opuscolo, accanto ad alcune manifestazioni, citazioni poetiche o letterarie che esplicitano il raccordo con il tema generale.
“Settembre è il mese del ripensamento” cantava Francesco Guccini anni fa. Il Settembre arcorese è un mese di gioco, musica e riflessione, che incornicia la Fiera di S. Eustorgio e ci porta a Volontariamo. Speriamo che nel sapore delle prime caldarroste e nei colori delle foglie che iniziano a parlarci della fine della stagione estiva, sia possibile una debole riflessione sulla necessità, in un mondo di urla e rumori, di una “sottile voce di silenzio”. Come quella che tutti coloro che hanno collaborato a questa edizione del Settembre hanno, umilmente ma tenacemente, contribuito
L’Assessore alla Cultura
Raffaele Mantegazza

11 luglio 2011

Chiuso per ferie.

 

Erto

Eccoci di partenza. In questa “trasferta” la magica chiavetta che mi apre la porta del mondo non potrà funzionare. - Questione di roaming -, mi dice l’addetto da dietro al suo schermo  tecnologico. – Potrebbe, però rivolgersi in loco e sottoscrivere un abbonamento temporaneo, in tal caso forse…- . Le ultime parole proferitemi con grande professionalità mi hanno solo solleticato il timpano dell’orecchio sinistro. Il cervello si era già messo sulle difensive. Meglio lasciar perdere. Chiudo le imposte e confido nella clemenza del tempo affinché possa dar da bere all’orto e ai fiori. Altri lidi mi aspettano per i prossimi giorni. Vi auguro buone vacanze a tutti. E naturalmente… buona cucina!