11 febbraio 2007

Gioielli del Lario


La cucina comasca ha le fondamenta ben piantate nell’acqua del Lario. Il lago gran fonte d’ispirazione per poeti, scrittori, architetti e pittori, è sempre stato un serbatoio dal quale tutta la popolazione traeva sostentamento e cibo. Il pesce del lago ha un ruolo importantissimo nella nostra cucina tradizionale, le ricette e i modi di cucinarlo, ma anche di conservarlo, sono innumerevoli. Le ricette, scritte sui quaderni di cucina, o spesso tramandate oralmente sono diventate una sorte di consuetudine nostrana che noi riceviamo in dono dai nostri avi.

Tra tutti i pesci che il Lario ci dona, voglio mettere al primo posto il Lavarello con la sua carne delicata, la quale si presta a svariate preparazioni:

dal quaderno di cucina di Teresita Brenna:

Lavarelli al vino bianco.

Sfilettare un chilo di lavarelli di media grossezza. A parte, con testa e lische, due bicchieri di acqua, un po’ d’aglio e prezzemolo, preparare un fondo di cottura. Indi soffriggere, in cinquanta grammi di burro una piccola cipolla tritata fine; adagiatevi sopra i filetti ricoprendoli col fondo filtrato, il succo di mezzo limone, un bicchiere di vino bianco secco. Regolate il sale e mandate il pesce a fuoco dolce. Il lavarello cuoce presto e quindi cinque minuti bastano. Estraete allora i filetti, facendo attenzione a non romperli, teneteli in caldo, e lasciate che il fondo di cottura si addensi in salsa a fuoco vivo. Per finire, mescolatevi un etto di burro, una manciatina di prezzemolo trito e versatelo sui filetti che servirete subito.



Lavarelli al burro e salvia.

Pulite i lavarelli, passateli con uno straccio, una spolverata di farina bianca e adagiateli delicatamente in file regolari in un teglia nella quale avrete fatto liquefare dell’ottimo burro. Salate a discrezione, ponete sopre delle foglie di salvia e passate in forno molto caldo per ultimare la cottura, 20 minuti.

Se ben preparati sono due dei migliori piatti lariani.


La costruzione che si vede nella foto, è villa Balbianello una tra le centinaia di ville che costellano le sponde del Lario; rifugio di poeti e scrittori e scenario usato da numerosi registi. Ora proprietà del FAI (fondo italiano per l’ambiente) che oltre a continuare l’opera di mantenimento l’ha resa visitabile al pubblico.

2 commenti:

la belle auberge ha detto...

Ciao, Sergiott. I lavarelli al vino bianco sono davvero squisiti. Conosco la signora Teresita, amica d'infanzia di mia madre e, in famiglia, quando vogliamo dare a qualcuno la ricetta della miascia, utilizziamo le sue dosi. Come ben sai, la miascia è un dolce povero molto antico e le dosi sono sempre andate a shtimm (a stima), utilizzando il quantitativo di pane,latte,zucchero e frutta che si aveva a disposizione in quel momento. Mai pesato nulla.
Un caro saluto
eugenia

sergiott ha detto...

grazie per la visita.

a presto