28 giugno 2007

Tivan


" bun ul vent che 'l te fischia in del col
che 'l te sbatt i cavei e la pulver adoss"


Dal principio del mondo, l’aria gioca a rincorrersi. Un fronte d’aria calda, tende, a sostituirsi sempre con un fronte d’aria più fredda. In alcuni posti questo fenomeno accade costantemente, tutti i giorni e alla stessa ora. L’aria in movimento segue sempre percorsi tracciati, come l’acqua che forma fiumi e torrenti per poi confluire nel mare.
Il vento traccia solchi invisibili, s’incunea nelle valli. E proprio come i fiumi, raccoglie aria che scende da altre valli. Raduna i profumi dei boschi, di prati fioriti, d’alpeggi e pascoli. Asciuga il sudore dai volti della gente che lavora nei campi, rinfresca l’insalubre aria delle nostre città.
Un’ aria fresca, che scende dalle nostre montagne ( Ortles, Adamello), raccoglie altra aria che discende la Val Poschiavo, s’incunea nell’antico alveo tracciato dal ghiacciaio: la Valtellina. Da questa valle raccoglie il sapore degli alpeggi, del bitto, dell’uva chiavennasca che matura in ottobre, e in primavera dei fiori di melo.

Quest’aria profumata, devia proprio sul pian di Spagna, si arricchisce dei sapori che scendono dalla Val Chiavenna ( bresaole, violini, raschera), e prende la strada del Lario.
Non è più un’anonima aria, in questo preciso punto è battezzata. Tivano, i francesi lo chiamavano “petit vent", ma i veri padrini non erano loro. Il Tivano esisteva fin da prima che i francesi dominassero questi territori. Noi lo sappiamo per certo Tivan, è voce celtica, e viene, con trasposizione di lettere, dal sanscrito Vàti; o Vahanta, Vento.
Questo è il vento dei barcaioli arriva, a proposito, di mattino, soffia verso Como (la città).
Gonfia le grandi vele dei comballi, gli antichi barconi da carico, che trasportano verso i mercati i prodotti faticosamente strappati a quei territori.

Questo è il vento dei pescatori, che conserva gli agoni, appesi in lunghe fila al sole, nell’attesa di diventare missoltini. Era anche il vento dei signori, che su queste sponde hanno edificato ville meravigliose, incastonandole nelle rive come brillanti in un diadema.

Questo è un vento generoso, che dopo aver percorso la sua strada mattutina, cambia none e ripercorre il tragitto in direzione opposta, riportando ai loro porti le grandi barche cariche di stanchezza.

Ed in quest’istante, un refolo di quel vento generoso attizza la mia brace, nell’attesa che sia cotta su di essa la cena per la sera.







buono il vento che
ti travolge dal niente
che ti butta a terra
che ti svuota la mente
buona l'acqua che
ripulisce il mondoche trascura il tempo
e l'uomo, che resta a guardare

*Elio*

2 commenti:

magx ha detto...

Quello di ritorno si chiama Breva, e d'estate alle 13.15 puntuale tornare a soffiare. Da velista del ramo lecchese, i venti locali sono il mio primo amore!

Typesetter ha detto...

Bréva e Tivàn, Bréva e Tivàn,
la vela la se sgùnfia e'l timòn l'è in'di mann,
Valteléna ciàra e Valteléna scüra,
l'è una partida a dama cun't el cieel che fa pagüra...

(Davide van de Sfroos)