08 ottobre 2007

Agoni in Navett


Angela era una bambina gracile, dimostrava qualche anno meno delle sue compagne, tutte più robuste ed in buona salute di lei. Frequentava la scuola con passione e profitto, ma per esigenze familiari dovette interromperla prima del tempo. Aveva comunque imparato a riconoscere tutte le lettere che compongono l’alfabeto e a scrivere con una calligrafia ancora infantile il suo nome e cognome. La strada che conduceva alla scuola del paese era una stretta via acciottolata, da un lato e dall’altro era marcata dai solchi che lasciano le ruote dei carri. Bisognava fare attenzione a non passare su di essi con gli zoccoli di legno, ci si poteva fare male e soprattutto gli zoccoli potevano rompersi.

Angela si alzava presto al mattino,dopo aver fatto una colazione frugale discendeva quella via acciottolata, ma non era in compagnia delle altre ragazze che frequentavano ancora la scuola. Angela s’incamminava con altre ragazze, tutte più grandi di lei, per andare a lavorare, era stata assunta nella filanda del paese, un grande stabile con le finestre che guardavano il lago.

Le bambine appena entravano in filanda erano assegnate al ruolo di scuinere, dovevano districare la seta dai bozzoli con una spazzola, e poi con un mestolo porle nella pentola che stava davanti alla filatrice (filera) affinché potesse trarne il sottile filo da mettere sull’aspa.
Le scuinere , incominciavano a servire due filatrici, in seguito quattro e più. Spesso il filo di seta che si svolgeva dal bozzolo si spezzava, allora altre bambine (le tachere) correvano avanti ed indietro a recuperare i fili e a riattaccarli sull’aspa. La giornata era scandita da questi movimenti, monotoni sempre uguali, sotto l’occhio del padrone della filanda che controllava il lavoro.

Angela prima di intraprendere la strada che portava alla filanda era solita fare una deviazione; scendeva da una piccola scalinata ed arrivava sul sagrato di una piccola chiesa. Questo era, per lei, era un luogo incantato: sembrava che Dio misericordioso avesse voluto concedere a quella povera gente un panorama di una bellezza straordinaria, che potesse, almeno in parte, addolcire la loro vita faticosa.

Angela guardava il lago con apprensione, poteva riconoscere anche da lontano le sagome delle barche. Distingueva i comballi che scendevano verso la città con le loro grandi vele spiegate, i burchielli, i battelli, i quatrassi, le gondole e i navett.
Su una di queste barche il padre di Angela tornava dopo una nottata di lavoro sul lago. Angela riconosceva il navett appena passava la punta dell’isola, vedeva la sagoma di suo padre che incominciava a pulire le reti e quelle degli altri pescatori che manovravano i remi.

Un sottile filo di fumo bianco saliva dalla poppa dell’imbarcazione, e man mano si avvicinava Angela poteva sentirne anche l’odore. Era un odore caratteristico familiare agli abitanti delle sponde del lago. Un piccolo braciere cuoceva gli agoni appena pescati, erano la colazione dei pescatori che tornavano dalla nottata passata sul lago.

Angela assaporava questo profumo, guardava il campanile della chiesa, che sembrava una vela gonfiata dalla Breva, ringraziava la Madonna e veloce si incamminava verso la filanda.


Agoni in “Navett

Pulire e squamare gli agoni (fare attenzione alla pelle alquanto fragile), Passarli nella farina di granoturco macinata fine, porli sulla griglia. La brace deve avere un calore delicato; lasciarli 30-35 minuti girandoli una sola volta. Bisogna fare attenzione che l’olio del pesce non vada sulla brace.
Prima di toglierli dalla griglia fate bruciare qualche rametto di rosmarino fresco, affinché il fumo insaporisca e renda più profumati gli agoni.

Servirli solamente con un filo d’olio ed un poco di sale aromatico.




Dedico questo "racconto" alle mie due nonne, entrambe si chamavano "Angela".
Oggi: 12-ottobre 2006, trovo un commento bellissimo. Me lo invia il mio amico Sergio. P.
Lo pubblico con entusiasmo e riconoscenza.

non sento i tuoi passi sulla piccola scalinata
e non ti vedo sul sagrato della chiesina...
stamattina sei un po' in ritardo:
come mai? non stai bene? che cos'hai?
sei gracilina è vero, ma pur sempre sana...
come sei bella Angela, come sei bella, bambina mia
anche oggi voglio appoggiare sulla tua fragile spalla
la mia mano vecchia e stanca...
donarti una carezza leggera
anche oggi voglio darti un bacio sulla pallida fronte
in silenzio
e bisbigliarti: stasera, insieme,
mangeremo sul braciere gli agoni appena pescati
e poi impareremo a scrivere altre parole

18 commenti:

Vittoria ha detto...

Un racconto affascinante, il tuo. Leggendo, mi sembrava quasi di scorgere la punta del navett far capolino dal promontorio della foto (scelta perfetta per accompagnare lo scritto).
Quanto al pesce alla brace, nonostante io sia sicula e non conosca gli agoni...ci vado semplicemente matta.

Anonimo ha detto...

Che angerìn...

Qeul punto del lago è uno dei luoghi baciati da Dieu, fortunato chi se li può rimirare tutti i santi giorni.

Brian

Luca Ripellino ha detto...

Rischio di ripetermi, dicendo sempre che i racconti sono di un'umanità incredibile, e le foto che li accompagnano semplicemente splendide... Però una domanda ora è d'obbligo: di che lago si parla, e precisamente dov'è lo scorcio che si vede in foto? Mi piace molto il lago, e ho un debole per quello d'Orta, la perla lacustre del "mio" Piemonte! Ciao a tutti. Luca

Aiuolik ha detto...

E' sempre un piacere leggere i tuoi racconti e anche la foto che accompagna quello odierno è proprio bella! Grazie per le emozioni che ci trasmetti.

Anche io, però, come l'amica siciliana, pur vivendo sul mare non conosco gli agoni...ci puoi illuminare?

Grazie,
ciao,
Aiuolik

eugenia ha detto...

Ciao, Sergiott. Grandi verità nel tuo racconto e grande fatica vi si legge. Gli opifici di filatura sul lago di Como,dalla fine dell'Ottocento all'ultimo dopoguerra, furono sì un'importantissima fonte di sussistenza per la popolazione di quelle rive, ma anche luoghi malsani ove si lavorava, senza distrazione alcuna, per quattordici ore al giorno, impiegando, pure, manovalanza infantile. Da come descrivi quel campanile a vela, potrei pensare che stai parlando della chiesa di San Giacomo, a Spurano.

berso ha detto...

sei sempre uno spettacolo

sergiott ha detto...

Carissima Vittoria:, l’ispirazione per la storia l’ho avuta proprio da questo panorama, questo posto sembra proprio fatto apposta, per aspettare le barche che rientrano

Brian: molto prima dei vari miliardari, il buon Dieu ha abitato le nostre terre. Sono stato da Pasqualino a Montevecchia, il tuo consiglio meritava proprio. Una quai volta che andemm insemm.

Luca: ripetiti pure, che a me fa piacere e poi i complimenti sono sempre uno sprone a migliorarsi.
Naturalmente si parla del Lario e precisamente come dice Eugenia: chiesetta di Spurano dedicata a San Giacomo, un capolavoro unico nel suo genere.

Aiuolik: supereroe dal cuore tenero, non manchi mai di far visita al vecchio zio . Un bacio.

Eugenia carissima: Lettrice attenta e acuta, per te il nostro Lago non ha segreti, sono sicuro che qualche volta ci troveremo assieme a discutere sulla nostra terra.

Berso (cuoco matto) Grazie, sei un amico gentile… peccato che non vai d’accordo con l’Amanda (Lear)…vevi avere pazienza con le vecchiette!

Un saluto a tutti voi.

Acilia ha detto...

Mi unisco a Berso: sei sempre uno spettacolo :-)
Finirò per diventare monotona, i tuoi post sono sempre ricchi di fascino e magia. La forza della memoria li rende straordinari.

Ho in casa un sale rosa dell'Himalaya misto al tè verde Yunnan: credi possa andar bene per i tuoi agoni?

Anonimo ha detto...

Da Pasqualino o da chi vuoi qualche volta ci andiamo senz'alter! E se ripassi da queste parti fammelo sapere, che un bicerìn de bonarda ghe l'hoo sempere de part per tì!

Brian

sergiott ha detto...

Acilia carissima:...sale rosa dell'Himalaya misto al tè verde ...sarebbe un idea interesantissima per la marinatura della carne.
Poi sappi che tu, cara amica, non sarai mai monotona.

Brian (vecchia volpe) ti verrò a cercare di sicuro.

se vedum.

Giovanna ha detto...

Angela si chiamano mia madre e mia suocera.E Angela è il secondo nome di mia figlia. Il tuo racconto mi è proprio piaciuto. Mi sembravano sarde a guardarle così, ed ho scoperto che si chiamano anche Sardelle di lago, i tuoi Agoni. C'è sempre da imparare da te.
Un abbraccio

ser hobbit ha detto...

non sento i tuoi passi sulla piccola scalinata
e non ti vedo sul sagrato della chiesina...
stamattina sei un po' in ritardo:
come mai? non stai bene? che cos'hai?
sei gracilina è vero, ma pur sempre sana...
come sei bella Angela, come sei bella, bambina mia
anche oggi voglio appoggiare sulla tua fragile spalla
la mia mano vecchia e stanca...
donarti una carezza leggera
anche oggi voglio darti un bacio sulla pallida fronte
in silenzio
e bisbigliarti: stasera, insieme,
mangeremo sul braciere gli agoni appena pescati
e poi impareremo a scrivere altre parole

Luca Ripellino ha detto...

Caro Sergiott, ormai sei un punto di riferimento importante per molti blogger, nonchè amanti delle tradizioni e del buon cibo! Credimi, ormai è bella la curiosità che nasce appena prima di aprire il tuo blog, per vedere se la ricetta (e il racconto!) proposta è ancora quella di ieri, oppure è cambiata.... Per esempio, cosa ci riservi per il weekend?! Mi permetto anche di chiederti una cortesia, sperando di non essere invadente e non dare fastidio agli altri amici del blog: siccome ne sono golosissimo, e la stagione finalmente si avvicina, quando hai tempo (e voglia!!) ci posti una bella ricetta con le verze?! Scusa se la richiesta è così esplicita, ma le adoro, è più forte di me... Grazie mille, amico! Luca

sergiott ha detto...

Ciao giovanna carissima: sono proprio sarde di acqua dolce.
Angela è un nome italiano bellissimo, comune in Brianza e come vedo in molte parti d'Italia.

Luca:...quando si dice la combinazione: domenica oca con le verze (oca in cazoeula).
Questa settimana sono stato molto impegnato a preparare le carni, e le trote affumicate.

sergio: ad maiora! (spero di averlo scritto bene)

un grande abbraccio.

Anonimo ha detto...

caro sergio,ho trovato per caso il tuo blog...troppo bella quella foto del lago di como!!!io sono comasca e abito a varese.Questo racconto mi ha fatto rivedere il "mio"lago e sentire il profumo degli agoni e dei"missultitt"
Quanta nostalgia in tutto questo!
GRAZIE!!!

ser hobbit ha detto...

grazie

sergiott ha detto...

il "mio"lago ...la bellezza dei nostri luoghi, provoca nostalgia, anche se si abita solo a pochi kilometri di distanza.

un abbraccio cara amica.

Per Sergio: grazie a te.

Adrenalina ha detto...

Storia bellissima e commovente!