24 ottobre 2007

Misultitt


Se pronunciate la parola “Misultitt” e il vostro interlocutore saprà di cosa state parlando, sarete quasi certamente sicuri di avere di fonte a voi un comasco. Perlomeno qualcuno che sicuramente è passato dal nostro Lago e si sarà fermato a pranzare in qualche ristorante della zona.

I “Misultitt” sono una specialità tipica della Tremezzina e dell’Alto Lago, ottenuta con gli agoni pescati nel mese di maggio, quando questi pesci cercano le acque limpide dei fondali sassosi per deporre le loro uova.

Anticamente, e forse tuttora, si creavano delle rive artificiali con ghiaia di fiume, ogni pescatore aveva la propria. Di notte, col chiaro della luna, aspettava che gli agoni scegliessero quel posto per venirvi a deporre le uova. Naturalmente, questo tipo di pesca è sempre stato proibito, […] ma essa era esercitata persino dalle donne, dal sindaco…e dal curato, che naturalmente hanno i posti distinti […]. Data la grande disponibilità di questo pesce, esso doveva essere conservato, per poterne godere nei periodi di magra.

Gli agoni vengono salati ed essiccati al sole e poi pressati a strati con foglie d’alloro nella “misulta”. Gli agoni, a questo punto cambiano nome, diventano missoltini.
Anticamente “misulta” indicava una grande quantità, un mucchio: “l’è andaa per dighen quater, e l’è turnaa cun una misulta de boot” ( Era andato per dirgliene quattro, ed è ritornato con un mucchio di botte). Infatti gli agoni vengono deposti a decine in questi contenitori di latta (una volta erano di legno) e vengono pressati con un torchio, o una leva francese; in tal modo essi rilasciano il loro olio che in parte veniva utilizzato per accendere le lucerne (la lumm).

L’olio dei “Missultitt” ha un sapore sgradevole ma con la cottura alla brace l’olio viene bruciato sprigionando un filo di fumo acre che purifica il missoltino e gli dà quel sapore caratteristico di sottobosco, di lauro e mirto, e che solo nel retrogusto da sentire il pesce salato.
La grigliatura dovrà essere breve, non dovrà bruciare ne essiccare troppo perché diventerebbe legnoso e la carne deve conservarsi morbida.

Appena cotti si puliscono con una lama da eventuali scaglie della pelle, quindi si depongono nel piatto di portata, si cospargono di prezzemolo e si irrorano con l’aceto e poi con l’olio. Si mangiano tagliandoli per il lungo, aprendoli facendo leva con il coltello.

Si deve accompagnare con la polenta fumante che dà a questo piatto la necessaria morbidezza, e se avete la fortuna di avere una bottiglia di “pincianell” di Montevecchia allora sarete sicuri di essere in paradiso.




Nota: per essere sicuro di non sbagliare, ho preso fortemente spunto dal volume “Cucina Lariana”

17 commenti:

Anonimo ha detto...

troppo buoni!!!
mi ritorna in mente anche il pescivendolo che passava in paese con la sua bicicletta e aveva un portapacchi davanti e uno dietro appoggiati sopra le ruote con delle cassette in legno con dentro i misultitt,poi aveva anche quelli piccoli e secchi che teneva in un sacco di iuta.tu sai come vengono chiamati questi?
qualche anno fa se ben ricordo eravamo stati da teo a bellagio e li avevamo mangiati con della polenta...e forse si chiama "tucc".
insomma tutto molto buono.
GRAZIE!!!il tuo blog è proprio bello e tanto"comasco".
un saluto da varese

la belle auberge ha detto...

Sergiott, non dirmi che quegli agoni te li sei messi in missolta da solo, eh? Non me ne meraviglierei affatto! Quanti ricordi...anche i miei zii se li preparavano in casa e ne portavano sempre una latta nella nostra casa di vacanza in montagna, in Val d'Intelvi. Una sera d'estate, avr� avuto dodici anni, mi salt� l'uzzolo di cuocermi un paio di missultin, approfittando delle braci che ardevano nel camino. Mal me ne incolse! Quei due agoni, mangiati alle dieci di sera, mi presentarono il conto durante la notte. Stetti cos� male che non riuscii pi� a toccarne uno per diversi anni.
Bellissimo questo tuo post.E' una vera gioia, per me, aver conosciuto il tuo blog.Potresti indicarmi, per favore, l'autore del libro che citi nella nota?
grazie.
eugenia

Aiuolik ha detto...

Qui si va più su pesci di mare (chissà perchè!) per cui riprodurre la tua ricetta sarà un po' difficile. Però i tuoi racconti sono, come sempre, piacevolissimi!

Buona giornata,
Aiuolik

Kja ha detto...

Si saro` a Parigi il 10 novembre purtroppo :(
Ho citato alla nonna la tua casoeula d'oca e mi ha fatto un sorriso compiaciuto e ha aggiunto che non la fa da decenni, mi sa che le hai offerto uno spunto.
I Misultitt non li mangio da tantissimo tempo,forse dall'infanzia, ma devo ammettere che nel mio ricordo il sapore e`un po' forte. Certo dovrei riassaggiarli con il palato adulto.

adina ha detto...

ecco, gli accenni che fai al dialetto comasco (lombardo) mi piacciono tanto! io, veneta, parlo dialetto normalmente, con tutti. ma da buona milanese d'adozione, una cosa che mi piace molto scoprire è la milano di una volta, la lombardia di una volta, il dialetto che per nulla mi infastidisce, anzi! el trumbé, el cervelé, el furmagiat (chissà come si scrive..).. quando vedo le foto in b/n della vecchia milano, ecco, mi sarebbe piaciuto conoscerla in quell'epoca, un'epoca passata. baciotti

sergiott ha detto...

Caro amico di Varese: Ti ricordi dei “pesitt” in genere erano alborelle essiccate, costavano veramente poco, I ragazzini li sgranocchiavano come fossero una leccornia.
Poi mi parli del tucch che hai mangiato in quel di Bellagio, un piatto meraviglioso, solo in pochi lo sanno fare bene.

Eugenia: Purtroppo no! Però per il prossimo anno li preparerò sicuramente, mi sto attrezzando.
Il libro dal quale ho preso spunto è Quello che vedi a sinistra, si tratta di una ristampa anastatica di La fine della pesca sul Lago di Como (1910) L’autore (del quale non si sa nulla) è Alberto Ricordi.
Lo trovi sicuramente alla libreria Dominioni, in Via Dottesio. Ti consiglio vivamente di comperarlo

Aiuolik (grande amica): questa volta niente da fare! Per i Misultitt bisogna usare assolutamente gli agoni.

Kja cara: E’ verissimo quello che dici, le papille gustative cambiano preferenza col passare degli anni, poi i missoltini hanno un sapore decisamente caratteristico, il trucco è tutto nella cottura perfetta e nel condimento aceto-olio.
Mi spiace per il 10 novembre, ma per il 24 novembre se tutto và come si deve, suoneremo un'altra musica.

Adina, Scrivi in milanese come un vecchio abitante dei navigli, e usi parole che conoscono solo gli indigeni (milanesi) . Questo mi fa pensate che ogni tanto vai dal cervelèe a fare la spesa.

Grandi abbracci a profusione.

Anonimo ha detto...

Buoni, buoni, buoni! Cum polenta surtout! Ah caro Sergiott, il tuo blog sprigiona più atmosfera di una botte di Vecchia Brianza Etichetta Nera!

Brian

Luca Ripellino ha detto...

Grazie di cuore, Sergiott! Ricette straordinarie, e racconti ancor di più.... Spero che la cosa, da buon comesco, non ti infastidisca, ma ti confesso che io (piemontese terragno!) non ho molta dimestichezza con i pesci di lago, ma ricordo che alcuni anni fa avevo cenato in un locale a Varenna (quindi se non erro sul "tuo" lago, ma sponda lecchese) interamente a base di pesci di lago, ed era stata un'esperienza gastronomica di livello assoluto! E poi ricordo anche di una pescheria in una frazione di Lecco dove vendevano pesci di lago (sia freschi che essiccati), e proprio lì ho visto i missultitt appesi a dei "fili" tenuti sù da pali di legno.... Mi aveva entusiasmato la cucina di quei luoghi, e riconosco che conoscerla così poco (per non dire nulla...) è una pecca: perdonami, provvederò!! Della mia terra invece, in fatto di pesci, ricordo e amo il mitico carpione, quello fatto con le carpe di piccola taglia che vivevano anche nei fossi delle risaie, prima impanati e fritti, poi messi a conservare con aceto, un pò di vino bianco, foglioline di salvia, verdurine e tanta cipolla.... Che bello, e che buono! Luca

Acilia ha detto...

Essendo assolutamente vergine in merito a tutto ciò che appartiene alla cultura comasca, apprendo con interesse ogni tuo racconto.
La pesca al chiaro di luna, consumata nel silenzio e nell'attesa, trovo sia molto affascinante.
Per una pugliese la parola "Misultitt" è quasi impronunciabile :-)

Francesco ha detto...

Ola Sergio, vedo che vai avanti imperterrito, cucini e non vuoi sapere niente (è un detto delle mie parti). Complimenti, come fai a ritagliarti tutto questto tempo per la cucina? io ho postato novità! visitami! un abbraccio Franz

Francesco ha detto...

Ola Sergio, vedo che vai avanti imperterrito, cucini e non vuoi sapere niente (è un detto delle mie parti). Complimenti, come fai a ritagliarti tutto questto tempo per la cucina? io ho postato novità! visitami! un abbraccio Franz

Tommaso Farina ha detto...

I missoltitt (pronuncia missultitt, mi raccomando) sono una gran cosa.

Ah: sulla Perna Bozzi avevi ragione. Avevo ordinato la nuova versione su ibs, ma alla fine nemmeno loro sono riusciti a reperirla e, a malincuore, hanno dovuto cancellare l'ordine.

sergiott ha detto...

Brian (vecchia volpe) In questi tempi bui, esasperati da lotte politiche che la TV ci propina tutte le sere è meglio perdersi nelle nostre atmosfere rarefatte (visto il tempo) fatte di ricordi, e dove si può ancora, di realtà nostrane. Affoghiamo la malinconia in un calice di rosso, e quando alzeremo la testa per ingurgitare la malinconia ricordiamoci di guardare le stelle.

Luca (mi affezionato amico) , Il Lago non ha confini, l’acqua, come l’aria, non conosce frontiere di sorta. Varenna splendida città lacustre, così ben raccontata da Alvaro Vitale nei suoi racconti è una delle nostre perle. Il carpione, anche da noi è un arte sopraffina che tutte le famiglie preparano, con migliaia di varianti. Parafrasandoti…Che bello, e che buono!

Acilia (la mia Musa), non ti preoccupare se la tua pronuncia può difettare nel pronunciare “missultitt”, godi il loro sapore (quando li proverai) e magari, sarò in tua compagnia.

Francesco, Proprio perché gli impegni e il lavoro sono pressanti, sento il bisogno di ritirarmi in cucina. I vantaggi della mia età mi permettono di trascurare un po’ le attività tipiche, ed insostituibili, dei giovani

Tommaso, d’accordo sulla pronuncia che deve essere impeccabile, come del resto lo devono essere I missultitt. Ultimamente in certi posti li preparano un po’ troppo in fretta.

Abbracci rinnovati per tutti, naturalmente a turno.

berso ha detto...

mai mangiati.
proverò

Cipolla ha detto...

Montevecchia?? conosco bene, ci vivevo!!!
Missultitt? io li chiamo missultin!!!
Comunque un po' di sangue brianzolo, si agita in me!!!

sergiott ha detto...

Berso(cuoco matto) Con una bella fetta di polenta mi raccomando.

Cipolla: missultin è il singolare, al plurale naturalmente missultitt.
un saluto a Montevecchia.

a presto.

Cipolla ha detto...

Ah ecco... svelato l'arcano... non lo sapevo che il nome cambiasse dal singolare al plurale. C'è sempre qualcosa da imparare!!