16 ottobre 2007

Pan tranvaj


La posizione era ideale, distante dalla città quel tanto che bastava per far sì che non la rendesse troppo “scomoda”. La strada, che passava a poche decine di metri era nascosta da una piccola selva di robinie e castani. Cespugli di luppolo e di caprifoglio, recavano ancora qualche fiore appena appassito, si avvinghiavano alla rete di recinzione quasi a voler nascondere il giardino all’interno.

L’addetto alla vendita ci aspettava, seduto al posto di guida della sua station wagon scura, intanto sfogliava un blocco da appunti con la copertina rosso vivo. Il suo aspetto, slanciato e decisamente in linea, dimostrava qualche anno in meno di quelli che, in seguito, ci disse di avere.

Aprì il cancello, usando una delle chiavi di un grosso mazzo, che estrasse da una valigetta nera. Per arrivare alla porta d’ingresso della casa bisognava discendere una corta scala, accuratamente rivestita con beole dalle venature color ruggine. Ai lati della scala, un piccolo giardino con svariati tipi di piante e cespugli, faceva presagire la sua bellezza primaverile.

La porta d’ingresso e la finestra (della cucina?) erano sul lato nord della casa, prospiciente ad essa una terrazza con un tavolo da giardino, due comode sedie provviste di braccioli ed una panchina verde.

Aprì il portoncino, scegliendo con misurata abilità un'altra chiave dorata dal voluminoso mazzo. Appena entrato, senza proferir parola, aprì le imposte; e una luce accecante inondò i locali mettendo in risalto i colori delle pareti e il pavimento variegato di piastrelle di forma e colore simili alla pietra arenaria.
Gli occhi, ancora abbacinati dall’improvvisa luce, si stavano con fatica adeguando ad essa, quando un profumo soave si impadronì dei nostri sensi.

Era un odore conosciuto, amico: quello del pane appena sfornato. Quell’odore aveva invaso tutti i locali, sembrava quasi che i vecchi abitanti di quella casa fossero da poco usciti a raccogliere le mele dalle piante che si intravedevano dalla finestra del salotto. Sul tavolo della cucina, bendisposto, sopra ad un tovagliolo di lino, c’era del pane ancora caldo e dei grappoli di uva americana.
Quasi a voler simboleggiare un segnale di benvenuto agli ospiti che volessero abitare quella casa.
Alcuni anni dopo, venni a conoscenza di un trucco che i venditori di case usano per sedurre i clienti:
Poco prima di far visitare una casa, cuociono del pane nel forno della cucina.


Pan Tranvaj


Usate un poco di pasta per il pane avanzata. Ogni sera, per sei sere aggiungete un tantino di farina, e lasciate riposare in frigorifero tutto il giorno seguente. Alla penultima sera, aggiungete dell’uva sultanina che avete fatto rinvenire nel vino bianco con l’aggiunta di un poco di brandy. Impastate con forza, qualche chicco d’uva deve sfarsi (per rendere più dolce il pane). Lasciate riposare ancora una giornata. Ottenere dei piccoli pani, e dopo l’ultima lievitazione cocete in forno a 200° , dopo averli spennellati con una soluzione di miele ed acqua.

Il pan Tranvai, è un dolce tipico Brianzolo.

Oggi 16 Ottobre 2007 Giornata mondiale del pane
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12 commenti:

Aiuolik ha detto...

Dev'essere buonissimo!!!
Non sembra neanche difficile da preparare, solo bisogna avere un po' di costanza...ma ci posso provare!

Ciao e buona giornata del pane!
Aiuolik

Anonimo ha detto...

Grazie!!!non ero a conoscenza della giornata mondiale del pane e pensa che mio papà era panettiere ed ha panificato fino a settantadue anni.
Quanti ricordi e quante fatiche ho visto,però quella foto del pan tranvaj mi ricorda quando veniva sfornato e il profumo che emanava appena si tagliava e in un attimo era venduto proprio per questa sua fragranza!!!
ancora Grazie

Anonimo ha detto...

Me regordi el pan tranvaj,
come el piàseva a nun bagaj!

Brian

la belle auberge ha detto...

Ciao, Sergiott. Dì un po'... quella casa è stata venduta o è ancora lì, con il suo struggente profumo di pane? Quanto mi piacerebbe avere un'abitazione del genere: luminosa, con il giardino e non troppo distante dal lago!
eugenia

Orchidea ha detto...

Non l'avevo mai sentito ma mi sembra buonissimo!
Ciao.

Cuocapercaso ha detto...

Bellissima questa ricetta ricca di ricordi, profumi e tradizioni!
complimenti per il tuo bel blog scoperto da poco!!
ciao

Grazia

sergiott ha detto...

aiuolik carissima amica: neanche tanta di costanza, ogni sera solo cinque minuti, intanto tieni in allenamento i bicipiti, e risparmi la palestra.

anonimo: ti ringrazio di cuore per il commento bellissimo.

Brian (vecchia volpe) al rivava da Munza cul tramvaj, e l'era una festa per vecc e bagaj.

Eugenia: Ti ho raccontato, con un poco di fantasia, la casa dove abito. Sarei lietissimo, un giorno, di averti come ospite.

Orchidea: con te, abbiamo un debito, sei l'ambasciatrice della cucina Italiana in Svezia. Sono certo che il tuo Blog sia seguito da molti tuoi connazionale, e con te imparino ad amare la nostra buona cucina.

Grazia: La tradizione, senza quella noi non saremmo nulla, qualcuno ha detto: per programmare il futuro, bisogna guardare il passato.
Le trovo parole bellissime.

Grandi abbracci per tutti.

cat ha detto...

che volpi queste immobiliari! almeno avete avuto la certezza che il forno funziava bene! belli rustici i panozzi, ma il nome? saluti cat

la belle auberge ha detto...

Grazie di cuore per l'invito, Sergio. Sarebbe un gran piacere, per me, conoscere te e Laura. Chissà se un giorno...
Quel pan tranvaj mi ricorda, alla lontana, il Mataloch bellagino.
Peccato che il tempo sia sempre così scarso da non poter mai programmare una bella gita ad una delle "perle" del Lario.
eugenia

sergiott ha detto...

ciao Cat:Tranvaj...sarebbe il Tram, anticamente quello trainato dai cavalli. Arrivava dalla città carico, appunto, del famoso pane con l'uva.
Quanto ai venditori, ne sanno una più del diavolo.

Eugenia: purtroppo il tempo è sempre tiranno, le cose da fare si accumulano e di tempo ne rimane sempre poco. Però non si sa mai, magari un giorno potremmo combinare una bella gita da quache parte.

a presto.

Artemisia Comina ha detto...

non ho mai sentito nulla del genere; questo spupazzamento di pasta un giorno dopo l'altro mi pare un bel rito.. tentazione di provare.

sergiott ha detto...

artemisia carissima, Hai visto giusto, è proprio un rito da consumarsi sera dopo sera, aspettando l'ultima, quando, finalmente, l'agognato profumo si spanderà nella casa.

un abbraccio