17 novembre 2007

Pinza?


Quanto sia flebile la memoria: purtroppo ce ne rendiamo conto solamente invecchiando. Certe immagini si affievoliscono, come se un velo di nebbia le abbracciasse delicatamente. I contorni, una volta, vividi diventano sempre più offuscati. A volte taluni riemergono, da questa densa nebbia: un volto che riconosci, ma che non si sa incasellare nel nostro vissuto: forse un vecchio compagno di scuola, oppure un collega o forse qualcuno che ha condiviso un attimo con noi.

Le vecchie foto, che ognuno di noi conserva in una scatola oppure in consunti album, sono la memoria della nostra vita, quelle immagini, quelle persone ti osservano mute, ti sorridono da dietro una finestra o sedute in una vecchia poltrona, ma non ti sanno parlare. Dietro (la foto), una calligrafia antica: “Gita con Carlo e Luisa. Isola Comacina 1932”, chi saranno mai state quelle persone che sorridevano allegre con i nostri genitori in una bella giornata primaverile?

La memoria della mia vecchia madre oramai vaga in un mondo fantastico: un giorno nei deserti dell’ Australia, un altro tra le brume della Valsesia, dove da ragazza lavorava nei lanifici, il suo mondo si è mischiato con i suoi ricordi. La memoria di quella gita resterà fissata solo nell’attimo di un immagine, che il tempo man mano farà scomparire.

Tante cose se ne vanno: il tempo tiranno le inghiotte, le muta e le assorbe; quasi ubbidendo ad una legge moderna, che vuole che tutto sia uguale.

Mi sorride sempre e mi riconosce, mi parla , è sempre felice: in me riconosce il figlio ma, a volte anche il fratello che amava; io, assecondo il gioco che la natura scontrosa ha voluto creare.
“Ti ricordi , quando la mamma ci preparava la Pinza”. E come se fossi veramente il fratello minore assecondo la domanda, e rispondo: “Non mi ricordo. Com’era?”.

Ecco che il passato riemerge. Vedo nitidamente la vecchia cucina, il camino, la stufa a legna, la nonna che impasta acqua e farina, le braci che profumano di pino e di faggio e fuori un freddo paesaggio invernale. Due bambini che aspettano con ansia di assaggiare quel profumo che sale da un vecchio catino di latta rovesciato e ricoperto di cenere e brace.

Ma anche questa fotografia è avara, non reca impresse parole che spieghino e tramandino il ricordo. Rimarrà perso nel tempo come i volti delle persone che abbiamo incontrato in passato.

Focaccia? Pinza? Pitta?

200 gr farina Manitoba
800 gr farina 00
25 gr di lievito di birra
1 cucchiaio di sale
600 ml di acqua
Timo fresco (per il profumo)

Provo a farla in questo modo.

Impastare tutti gli ingredienti tranne il sale che è meglio aggiungere alla fine, lavorare la pasta finché questa non abbia preso consistenza. Aggiungere il sale e lavorare ancora qualche minuto. Lasciare lievitare, in una ciotola coperta finché non abbia raddoppiato il suo volume.
Prima di infornare, rovesciate la pasta su una spianatoia e schiacciatela con le mani senza reimpastare, formando un disco alto più o meno un centimetro. Infornare in forno molto caldo, su pietra refrattaria sistemata a messa altezza e con il grill acceso. Gustarla con olio, sale e timo fresco.
Non credo proprio che sia esattamente la ricetta che mia nonna preparava ai suoi figli, oramai questo ricordo si è perso nel tempo.

9 commenti:

graziella ha detto...

Non so se sia dolce o amaro questo post, ma è tremendamente vero!
La pinza passa in secondo piano pur essendo un bel capolavoro di bontà!
Una serena domenica a voi!

Aiuolik ha detto...

Io credo che non sia importante il fatto che sia la ricetta che preparava tua nonna, l'importante è che il prepararla te la faccia ricordare! Ho tanti ricordi dei miei nonni, ma nessuno è legato alla cucina e la cosa mi dispiace un po'.

Ciao,
Aiuolik

sergiott ha detto...

Care amiche, voglio rassicurarvi: in queste mie parole non c'è tristezza e neppure malinconia.
Forse non sò esprimermi bene come vorrei, ma in questi miei ricordi di vita passata e presente è la tenerezza che fa da padrona, e forse anche un pò di nostalgia per un mondo fatto di piccole cose.

un abraccio.

cipolla ha detto...

La tenerezza e un po' di voglia di ritorno all'antico, alla sua semplicità e ai suoi ritmi più lenti, è quello che traspare dalle tue bellissime parole!

Comunque... sta Pinza... è fantastica. Devo cercare la pietra refrattaria!

sergiott ha detto...

cipolla:grazie per il commento.
Io uso la famosissima teglia di Monefitti, eccezzionale per cuocere al forno.

a presto

la belle auberge ha detto...

E' singolare come alcuni ricordi rimangano impressi nella mente di un bambino e non lascino traccia in quella dell'adulto, che ha vissuto la stessa scena. Una diversa sensibilità, certamente.
Vedo ancora mio padre, nella nostra cucina, impastare per me acqua e farina, farne dei panini giocattolo meravigliosi (ricordo una michetta, formato francobollo, così perfetta...)e cuocerli per pochi minuti nel forno della cucina economica.Se in questo momento e se lui fosse ancora con noi, dovessi chiedergli se ha conservato il ricordo, probabilmente direbbe di no.Succede anche a me con le figlie.
Grazie, Sergiott, per l'accenno alle teglie di Montetiffi. Mi hai dato un'idea per un regalo di Natale. A presto
eugenia

sergiott ha detto...

Eugenia grazie per le tue belle parole, mi danno consolazione.

a presto

Artemisia Comina ha detto...

una piccola suggestione tangenziale: pitta = picta, dipinta; tracce della funzione religiosa di pizze antiche, offerte agli dei e ornate di conseguenza; la scia dei nonni affonda nella notte dei tempi :)

nini ha detto...

provo, provo...sarà buonissima!