27 maggio 2007

Maggengo




Non si scappa! Regolarmente, la falciatura del prato bisogna farla. Il primo taglio, dalle nostre parti, si chiama “maggengo” e sembra che sia proprio l’erba migliore per l’alimentazione del bestiame.
Conosco alla perfezione ogni angolo del mio prato. A prima vista può sembrare, che un prato sia un mescolanza regolare e simmetrica, di erbe di ogni genere, ma osservando attentamente possiamo notare che alcune erbe prediligono posti particolari. Proprio come le persone, ci sono erbe che la fanno da padrona, e riescono con la loro “prepotenza” a sopraffare quelle più deboli.
In qualche angolo nascosto, poco raggiunto dai raggi solari , rispunta ogni anno qualche pianta di felce; adagia i suoi rami sul terreno spoglio come un sultano seduto sul sofà.
Il trifoglio è appena fiorito, e le api golose ne suggono il nettare dai suoi fiori violetti. La mentuccia occupa un angolo verso la palizzata, proprio lungo il sentiero, ha scelto quel luogo (dove passa la gente) per fare sfoggio del suo aroma. La gramigna, è la regina incontrastata dei prati, mi piace lasciarla fiorire e godere delle sue lucenti spighe. La borraggine un tempo confinata nell’orto, oramai ha conquistato la propria in indipendenza, e vaga libera di crescere dove le pare.
Ogni anno tutti questi attori, si preparano per la loro rappresentazione.
Tutti gli anni uguale, ma sempre un poco diversa a seconda dei capricci del regista Tempo. Incomincia lo spettacolo, il taglio del maggengo.

La falce,
da noi si chiama ranza. C’è una bella canzone popolare dedicata a essa, la metrica musicale ne cadenza il gesto ripetitivo e regolare. E’ davvero un peccato che oramai sia andata in disuso, che non si possa più sentire il suo sibilo nell’erba; e non si possa più vedere il virtuosismo del falciatore che accarezzava la falce con la cote per affilarla.
Altre falci moderne tagliano il prato. Anch’io ne utilizzo una simile, più rumorosa, meno poetica ( il progresso esige il suo conto).
Ogni erba, quando viene tagliata rilascia nell’aria il suo particolare profumo che mescolandosi con gli altri, crea quel buon odore di fieno.
L’odore che più mi piace è quello del serpillo, mi ricorda i pascoli in montagna. Nel mio prato ha un posto d’onore, ed oltretutto essendo una pianta che non cresce in altezza, viene risparmiato dal taglio.
Il suo compito principale, è quello di insaporire le pietanze, dona al cibo il profumo del prato.



Pollo allo spiedo

  • un pollo grosso
  • limone
  • una bella manciata di serpillo
  • aglio
  • sale e pepe

Il pollo con la sua carne duttile, si presta a mille preparazioni, ma quando è cotto allo spiedo, magari ripieno di erbe aromatiche, allora sì che si può chiamare: piatto da Re.

Pulire e fiammaggiare un pollo grosso riempire l'interno con una bella manciata di serpillo e alcuni spicchi di aglio, sale e pepe . Strofinare la pelle con un mezzo limone prima di mettere a cuocere. Accompagnare con patate cotte al forno.

15 maggio 2007

A volte...


A volte basta un niente per far felice qualcuno. A volte la semplicità prevale sull’elaborazione. Basta un attimo per arrivare al cuore: un sorriso, una parola, un alito di brezza in una serata afosa, rappacificano l’animo. Rinuncio volentieri a qualsiasi complicazione che può portare affanno, fatica, incomprensione.

Il gioco, vale la candela? Oppure: la candela, vale il gioco? Niente di tutto questo, amico mio. A volte dobbiamo avere il coraggio di rinunciare. Rinunciare a noi stessi, per rendere felici gli altri. Capire quando serve un semplice caffelatte invece di….

12 maggio 2007

Freezer


Il frigorifero è come la metropolitana, contiene provviste che fanno un viaggio breve. Qualche volta avanzi i quali, in genere, soggiornano per poco tempo e quasi sempre destinati alla fermata “spazzatura”.
Nel frigorifero tutto è a portata di mano, ogni cosa ha (o dovrebbe avere) il suo posto assegnato. Come nei più moderni mazzi di trasporto tutto è automatizzato. Aprendo la porta la luce si accende; una ventolina , di tanto in tanto, si mette in azione generando una circolazione d’aria che fa stare bene i nostri cibi. C’è persino un reparto adatto per i cibi particolarmente delicati, tipo bussines class, che oltre ad avere una temperatura ideale è anche saturo di ioni d’argento rilasciati da una capsula che non si consuma mai.
A volte, il suo ronzare tipico e intervallato da atri borbottii e gorgoglii ,sono gli automatismi che si mettono in funzione, tolgono la brina, la trasformano in acqua che poi sarà evaporata.

Il congelatore, invece è come un treno merci: pieno di derrate accatastate alla rinfusa. Niente luce, niente ventola, niente “ioni d’argento”, niente di niente, solo freddo assoluto.

Il congelatore, perlomeno il mio, necessita di una sbrinatura annuale la quale viene sempre protratta all’inverosimile.
Il libretto d’uso del congelatore dice: “togliere gli alimenti dal congelatore, metterli in un luogo freddo (possibilmente in un altro congelatore), affinché non si interrompa la catena del freddo. Togliere la spina, lasciar aperto la porta e aspettare che la brina si sciolga “.

Ovviamente, non ho a disposizione un secondo congelatore, pertanto prima di effettuare l’operazione cerco di consumare più roba che si può. Mi aspetta la settimana del “surgelato”. La prima operazione consiste nell’inventario; quante sorprese: almeno tre scatole di piselli incominciate e mai finite, altrettanto per i fagiolini e una confezione di gamberi dove non si legge la data di scadenza, saranno i primi in gradienti della: “settimana del surgelato”.

Quattroequattrotto

Gamberi, una confezione
Piselli, avanzi di tre confezioni
Fagiolini , un tot.
Cipolla, aglio
Olio , sale, pepe
Vino bianco

Soffriggere dolcemente la cipolla, e uno spicchio d’aglio ( che poi toglierete), unire le verdure prima scongelate, cuocere qualche minuto allungando con del vino bianco secco; unire i gamberi scongelati, alzare la fiamma per far prendere colore, sale e pepe a piacimento e se si vuole fiammeggiare con cognac.
Condire una pasta del formato che desiderate. Buon appetito!

04 maggio 2007

Clematide Vitalba
(panini al veleno)



Tutti i segreti del bosco che conosco, non sono frutto di studio o quantomeno di letture professionali: sono invece “sapienza” tramandata, spesso carpita ad altre persone.
La fortuna di vivere in un piccolo borgo circondato da boschi, ha in seguito affinato questa mia passione nascosta.
Le erbe, le piante, i fiori, tutti amici comuni, li incontri passeggiando; alcuni si fanno riconoscere a distanza dal loro inconfondibile profumo, altri invece non si fanno notare, si confondono con altre specie, amano essere desiderati. Questa è la stagione dei germogli, e spesso passeggiando, mi capita di vedere, qualcuno chino a raccogliere qualcosa, a quel punto non riesco resistere, devo vedere, controllare, condividere, imparare:
“questi sono gli spinaci selvatici, sono buonissimi gratinati col parmigiano” indica con un gesto il lato del cestino, e mischiati ad essi, vedo dei germogli di pungitopo, che non si dovrebbero raccogliere (specie protetta).
Di Clematide Vitalba , invece raccoglietene quanta volete, è una pianta rampicante che cresce in qualsiasi luogo, specialmente se trova un appoggio sul quale aggrapparsi. La parte apicale dei suoi fusti flessuosi è gustosissima, leggermente amarognola e delicatamente aromatica.

Panini con la Clematide
Dose per sei panini

200gr di farina 00
200gr di farina Manitoba
Lievito di birra (disidratato)
Olio extravergine (un filo)
Semi di papavero q.b.
Sale, acqua


Per il ripeno

Un bel mazzo di germogli di vitalba
Guanciale di maiale
Birra q.b
Fontina q.b.
Sale, pepe



Mischiare le farine con il lievito e un filo d’olio, aggiungere acqua tiepida ed ottenete un bel impasto asciutto, che metterete a lievitare per qualche ora.
Tirate l’impasto sottile, per ottenere 12 dischi dello spessore di mezzo centimetro che riempirete con le vitalbe che avrete soffocato in un tegame con il guanciale tagliato a cubetti e la birra. Aggiungete anche dei cubetti fontina che accompagna piacevolmente il gusto delle vitalbe.