25 luglio 2007

In viaggio

Una bella giornata si vede dal mattino. E oggi, devo proprio dire che è splendida. Il paesaggio che si presenta sullo sfondo sembra un quadro dipinto con maniacale precisione, tutto è perfettamente al proprio posto, persino quella piccola scia artificiale creata da un aereo non sembra turbarne l’insieme. Proprio una bella giornata per viaggiare.

Ora la strada si fa ripida , discende la montagna. I cavi dell’alta tensione ci accompagnano sul cammino, se sei attento, li senti ronzare come uno sciame di api che accompagna la sua regina verso una nuova dimora.


L’insegna dice che servono café, ma forse un tempo, non ora. Gli unici clienti sono i fiori di malvone, aspettano pazienti fuori dalla porta che il locale riapra.

Campi gialli di girasoli sonnolenti, campi di lavanda profumata. Due ragazzi concentrano, mediante distillazione, il profumo di questi fiori viola in piccole bottigliette che puoi portare a casa.


IL tempo ha scavato rughe sulla pelle della terra, i fiumi (le lacrime del tempo) le percorrono, e assieme a loro coriandoli multicolori fanno da contrasto ad un blu profondo.



Silenzio, quì abitano le fate. Le intravedi chine sui campi che raccolgono fiori, che spaccano legna, incuranti del moderno progresso.



Antichi pellegrini percorrevano questo cammino, e qui trovavano ricetto ed ospitalità, cibo semplice vino genuino e la protezione delle vecchie mura. Un monaco suona l’antico organo e quei suoni, quella musica, riesce a penetrarti nel cuore.



Ecco, spunta la luna. Arriva come una carezza, o una soffice coperta che al... sonno ci invita.







12 luglio 2007

Si parte...

Si parte! Siamo viaggiatori pigri che non amano la folla, le colonne di auto sulle strade. Le nostre mete sono sempre di seconda mano, posti dove anche a ferragosto, si trovano poche persone. Piccoli paesi, zone circoscritte dove la gente ha voglia ancora di fare quattro chiacchiere con uno sconosciuto. Luoghi che non puoi abbandonare se prima non hai accettato un calice di vino o magari un frutto da un contadino.

Purtroppo non esiste la guida: “Luoghi fatati” nessuno ha pensato ancora di scriverne una. Allora devi viaggiare un poco alla cieca, facendo attenzione ai piccoli particolari che l’esperienza, col tempo, insegna. Questa volta però, dato che i giorni a disposizione non sono tanti, la meta è mirata: vado alla ricerca di un Formaggio, uno dei più buoni che conosca. La zona di produzione è in Francia nei dipartimenti del Cantal - arrodissements di Sain-Flour e Mauriac, e del Puy-de-Dòme.
Saint-Nectaire: questo formaggio si diffuse in tutto il paese intorno all’anno 1650 ed era uno dei prediletti del Re Sole. Io lo conobbi alcuni anni fa, per caso, e purtroppo da allora se voglio assaggiarlo devo recarmi nei luoghi di produzione, sebbene in Francia lo si possa acquistare anche nei supermercati ( però di produzione industriale).


E’ un formaggio li latte vaccino, di media consistenza, a pasta pressata, salata, dalla crosta fiorita con, a seconda degli stadi di stagionatura, muffe bianche, gialle o rosse; ha la forma cilindrica, di circa 20 centimetri di diametro e 5 di altezza, un peso di 1,7 chili circa. E’ anche ammessa la versione “Petit Saint-nectaire”, con le stesse caratteristiche ma 13 centimetri di diametro, 3,5 centimetri di altezza e un peso di 600 grammi circa ( la mia preferita).
Ottenuto da mucche di razza Salers, in virtù delle straordinarie qualità aromatiche del loro latte.



Una preparazione famosa della zona di produzione del Saint-Nectaire è:
La Soupe de Noël

In un cocotte in ghisa smaltata, tagliate del pane raffermo, la crosta di preferenza, aggiungete dell'acqua fredda e del sale. Fate cuocere a fuoco lento fino a riduzione dell'acqua. Aggiungete allora del St-Nectaire e mescolate bene il tutto. Prima di servire, mettete alcune cucchiaiate di panna fresca. Questa zuppa può prepararsi anche alla cipolla. Occorre circa un mezzo St-Nectaire per 8 persone. Il St-Nectaire si sposa bene coi vini rossi leggeri e fruttati come i vini di Borgogna.
au revoir


08 luglio 2007

Per passione.


Le domeniche estive in città, danno un senso di quiete alla quale ormai non siamo più abituati.
Siamo soli, nostro figlio è partito per l’adunata celtica, tornerà stanco ma soddisfatto, col suo carico di sidro e idromele. Quando siamo “soli”, specialmente dopo aver trascorso un sabato in prima linea, l’impegno in cucina viene messo in secondo piano. Uscire a pranzo? Chi ce lo fa fare! Meglio restare in casa a godere della bellissima giornata e della quiete. In questi casi, il pollo sul girarrosto è la soluzione ideale: pochi minuti di preparazione, poi fa tutto da solo, basta fare attenzione al profumo che si sente quando la cottura è al punto giusto. Patate al rosmarino, un cespo d’insalata dell’orto, magari una bottiglia di vino, senza pretese, fresca al punto giusto e che dia quel poco di pigra sonnolenza, senza far male.

In questi giorni, la mia indolenza sopradescritta, è tata messa alla prova. Mi sono (finalmente?) reso conto di un fenomeno, così comune nella vita reale, che è perfettamente replicato anche in questa vita virtuale. La classifica e la catalogazione. Non nego di aver già avuto dei presentimenti, ma forse non ci facevo caso, finché leggo:

Chi è il migliore?... “E allora nella prima categoria ci trovi, la cara Signorina, i miti d'oltreoceano, le bellefoto, i giornalisti bravi, che scrivono su quotidiani e quelli che scrivon guide, lo stesso Direttore, e quelli che ci cambian addirittura lavoro”…

Ovviamente, un paragrafo con tutti questi link porta la mano sul mouse, e l’indice a compiere il movimento rituale. Un mondo finora sconosciuto si apre sul mio montitor… e io che pensavo che fossimo tra amici, nientaffatto (sic.) il grande fratello, o qualcuno che ha deciso di esserlo, ci sta catalogando, per ognuno di noi è già pronta la sua casella in alto, al centro o più in basso. Il contatore, dovrebbe essere il cuore di un blog, deve battere con un ritmo regolare, senza affanni. Non importa quante siano le pulsazioni al minuto, l’importante che batta, anche solo per qualche amico che ti sappia ascoltare.

L’ hobby della cucina, per quanto mi riguarda, è una passione. Descrivere questa passione, o perlomeno cercare di farlo, serve in primo luogo a me stesso per poter ricordare, per avere le cose a portata di mano, per rinnovare sensazioni che in altro modo si perderebbero nei meandri del mio disordine. Un quaderno di cucina elettronico, a disposizione di chi lo voglia leggere, condividere o criticare

04 luglio 2007

Zucchine

Quest’anno, la produzione di zucchine sta andando alla grande. Del resto il clima caldo umido di questa stagione, favorisce proprio questo tipo di coltura. Non passa giorno che un bel cestino di zucchine fa la sua comparsa sul tavolo della cucina. A questo punto la fantasia in cucina è messa a dura prova. Fatte alla griglia e aromatizzate con olio e basilico, sono un classico, poi in frigorifero resistono alcuni giorni. Consumate, si prestano per condire un buon piatto di pasta. Ho provato persino a metterle a strati nella pasta al forno, e devo affermare che il risultato è stato soddisfacente. Tagliate a fette sottili e fritte in pastella, magari mischiate con i loro fiori sono una delizia. Tanti modi insomma… ma in fondo sono sempre zucchine e alla fine…stancano.


Dovevo trovare qualcosa di nuovo. L’idea mi è venuta come sempre dalla griglia: di solito preparo sempre dei peperoni per utilizzare il calore della brace, dopo che su di essa cucino braciole o bistecche. I peperoni devono bruciare un pochino (non troppo), per prendere quel loro delizioso sapore. Poi quando sono ben spellati, li metto a marinare con olio, un tantino d’aglio e qualche foglia d’alloro.


Prendo una zucchina (quella più grossa), dopo averla lavata la taglio a strisce sottili scartando la parte interna vicina al seme. Faccio imbiondire le zucchine, così preparate con poco olio. Quando hanno preso un poco di colore, le metto da parte, e nello stesso olio, faccio imbiondire un quarto di cipolla tagliata molto sottile.

A questo punto, sei pugni di riso (per tre persone), tostare (non tanto), spruzzare con vino bianco. Aggiungo, un bel peperone rosso grigliato, che prima ho frullato per bene nel mixer. Continuo la cottura con brodo vegetale. Quando mancano cinque minuti, aggiungo le zucchine (devono restare croccanti). Finisco con parmigiano reggiano, per questa volta niente burro.

Lascio riposare cinque minuti, giusto il tempo di servire. Riconosco il sapore delicato della zucchina che contrasta con il peperone cotto alla gliglia…buonissimo… da rifare!



buon appetito!