Mi sono sempre domandato che mondo sarebbe se non ci fossero le montagne: non mi riferisco alle grandi catene montuose, bensì alle colline che contraddistinguono l’orizzonte prima di perdersi nella sconfinata pianura padana. Ognuna di esse è come un faro che aiuta a ritrovare la strada, amiche dei viaggiatori che percorrono questo territorio fatto di paesi uniti gli uni agli altri .
Il mio viaggio quotidiano inizia sempre da una collina. Discesa o salita , secondo la destinazione, la pianura è solo un concetto temporaneo, da abbandonare, tra una salita e l’altra. Il rettilineo di Alzate Brianza: solo alcuni anni fa non era interrotto da alcun semaforo (poi trasformato in rotonda).
Due chilometri esatti di pianura, da percorrere a tavoletta con la seicento, solo per il gusto di vedere la lancetta tremolante del tachimetro che superava la barriera dei cento all’ora.
Subito dopo il paese, una ripida discesa che disegna la collina morenica, costituitasi nelle ultime glaciazioni, arriva ad Anzano del Parco, per poi risalire verso Lurago d’Erba. Questo tratto di strada dà in dono un paesaggio straordinario: a sinistra, il Bolletto, il Bollettone, in fondo si scorge il faro di San Maurizio, dietro il Monte San Primo. Davanti, imperioso, il gruppo delle Grigne; i Corni di Canzo e il Resegone.
Via di nuovo in discesa , bisogna superare il Lambro quasi non ci rendiamo conto; questo torrente, una volta famoso per i suoi gamberi, segna (insieme al fiume Adda) i confini geografici della Brianza, nello specchietto retrovisore si scorge ancora per qualche minuto la sagoma neoclassica della villa La Rotonda di Inverigo.
L’orgoglio brianzolo è sottolineato dai nomi di molti paesi, che per non essere confusi con altri aggiungono dopo il nome stesso l’appellativo Brianza.Una svolta a destra, si risale ed ecco sulla destra in lontananza chiarissimo il profilo del Monte Orfano, a sinistra l’amata collina di Montevecchia.
Casatenovo, poi Lesmo , più sotto scorgi la pianura, ed in mezzo ad essa l’industriale Monza, a sinistra Arcore patria della mitica Gilera (la mia prima motocicletta). Esattamente in questo punto l’ultima glaciazione finiva di modellare il territorio, le colline lasciavano definitivamente il posto alla pianura alluvionale.
Le vecchie cascine che popolavano questa zona sono diventate residenze, il rumore delle ruote dei carri nelle aie ha lasciato il posto al fruscio dei moderni pneumatici delle auto, ma la loro bellezza rimane intatta nel tempo. Quasi tutte hanno mantenuto il nome che le contraddistingueva .
La “California” è una di queste cascine ed anche il toponimo che definisce il luogo stesso, forse dato in passato, a questo posto, da qualche emigrante ritornato dall’America.
Ma “California” è anche famosa per una ricetta, di origini improbabili, riportata sui ricettari della cucina popolare della Brianza..
Il mio viaggio quotidiano inizia sempre da una collina. Discesa o salita , secondo la destinazione, la pianura è solo un concetto temporaneo, da abbandonare, tra una salita e l’altra. Il rettilineo di Alzate Brianza: solo alcuni anni fa non era interrotto da alcun semaforo (poi trasformato in rotonda).
Due chilometri esatti di pianura, da percorrere a tavoletta con la seicento, solo per il gusto di vedere la lancetta tremolante del tachimetro che superava la barriera dei cento all’ora.
Subito dopo il paese, una ripida discesa che disegna la collina morenica, costituitasi nelle ultime glaciazioni, arriva ad Anzano del Parco, per poi risalire verso Lurago d’Erba. Questo tratto di strada dà in dono un paesaggio straordinario: a sinistra, il Bolletto, il Bollettone, in fondo si scorge il faro di San Maurizio, dietro il Monte San Primo. Davanti, imperioso, il gruppo delle Grigne; i Corni di Canzo e il Resegone.
Via di nuovo in discesa , bisogna superare il Lambro quasi non ci rendiamo conto; questo torrente, una volta famoso per i suoi gamberi, segna (insieme al fiume Adda) i confini geografici della Brianza, nello specchietto retrovisore si scorge ancora per qualche minuto la sagoma neoclassica della villa La Rotonda di Inverigo.
L’orgoglio brianzolo è sottolineato dai nomi di molti paesi, che per non essere confusi con altri aggiungono dopo il nome stesso l’appellativo Brianza.Una svolta a destra, si risale ed ecco sulla destra in lontananza chiarissimo il profilo del Monte Orfano, a sinistra l’amata collina di Montevecchia.
Casatenovo, poi Lesmo , più sotto scorgi la pianura, ed in mezzo ad essa l’industriale Monza, a sinistra Arcore patria della mitica Gilera (la mia prima motocicletta). Esattamente in questo punto l’ultima glaciazione finiva di modellare il territorio, le colline lasciavano definitivamente il posto alla pianura alluvionale.
Le vecchie cascine che popolavano questa zona sono diventate residenze, il rumore delle ruote dei carri nelle aie ha lasciato il posto al fruscio dei moderni pneumatici delle auto, ma la loro bellezza rimane intatta nel tempo. Quasi tutte hanno mantenuto il nome che le contraddistingueva .
La “California” è una di queste cascine ed anche il toponimo che definisce il luogo stesso, forse dato in passato, a questo posto, da qualche emigrante ritornato dall’America.
Ma “California” è anche famosa per una ricetta, di origini improbabili, riportata sui ricettari della cucina popolare della Brianza..

1.5 Kg di scamone di manzo
100 gr di lardo
50 gr di burro
3 cipolle
1 lt di panna fresca
1 bicchiere di aceto bianco
Brodo vegetale
Sale e pepe
La carne dovrà essere preparata in anticipo, ben lardellata con striscioline di lardo, irrorata con l’aceto e mantenuta al fresco. In una casseruola con il burro caldo, far rosolare le cipolle affettate sottilmente, aggiungere la carne e lasciarla insaporire, salare, pepare e portare a cottura con l’aggiunta di brodo vegetale. A cottura quasi ultimata, unire la panna e lasciar ridurre il tutto alla metà. Togliere la carne e mantenerla in caldo, passare la salsa al setaccio, rimetterla sul fuoco, regolare la consistenza e il sapore.
Servire la carne affettata con la sua salsa e accompagnare con patate lesse.




