11 luglio 2008

...un posto giusto dove mettere il naso


La piazza non era ancora gremita di gente, lo sarebbe stata dopo poche ore, quando la calura di quella soffocante giornata avesse concesso una tregua. Insonnoliti venditori stavano al riparo nelle zone d’ombra che i loro rattoppati teli riuscivano a procurare. I pochi viaggiatori sembravano spersi, sepolti dal caldo e dalla polvere, che il vento del deserto sollevava creando strani mulinelli.

Il venditore d’acqua si avvicinò, facendo tintinnare un campanello argenteo che teneva in una mano, guardò con spregio le bottigliette di plastica che avevamo con noi, e mormorò sottovoce alcune parole incomprensibili. Non era il caso di rimanere ancora a lungo nella piazza, il sole a picco ci consigliava di ripararci nelle ombrose stradine della città vecchia. Lasciammo la piazza agli impiccati e ci incamminammo senza una meta precisa.

Tra un muro e l’alto venivano distesi teli o più semplicemente graticci di canna, servivano per attenuare i raggi del sole, e contribuivano a creare un’atmosfera magica fatta di luci ed ombre. Lungo questo percorso si aprivano numerose botteghe, ed affacciati sull’ingresso i proprietari ci invitavano a godere la frescura interna e magari a sorseggiare un bicchiere di tè alla menta.

Illuminati da quella luce fatata, mucchi di spezie spandevano il loro profumo lungo quel tatto di strada, le tonalità dei colori erano comprese tra il bianco panna e il rosso acceso e ogni spezia contribuiva col suo aroma a creare una fragranza tipica, che persisteva nel naso per lungo tempo. Sacchi e mucchi con strani nomi, qualcuno conosciuto altri ancora da scoprire…quello era proprio un posto giusto dove mettere il naso.

Ho ricreato (ovviamente in miniatura) nella mia cucina, un angolo per le spezie che mi ricordi, particolarmente nelle brumose giornate invernali, il calore di quei luoghi. Non ho voluto adoperare materiali moderni che non fanno il pari con la memoria, bensì il legno che col tempo acquisisce il profumo delle cose che contiene. I cassettini mi ricordano l’omino delle spezie (ul spiziee) che arrivava col suo carrettino due volte al mese per vendere i suoi aromi insostituibili per il brasato della domenica o il carpione.

Tutto è a portata di mano e, quando cucino, dietro di me sento la presenza di tutte quelle persone che con la loro cordialità e il loro sapere hanno saputo farmi apprezzare il valore delle spezie.

5 commenti:

caravaggio ha detto...

che cucina sarebbe senza spezie e anche a portata di mano e naso buona giornata ho postato

berso ha detto...

sei sempre splendidamente etereo.

sergiott ha detto...

cari amici, questo post doveva essere tuttaltro, ma purtroppo la fantasia è andata per suo conto, ed è saltata fuori un'altra delle mie strampalate divagazioni.
La prossima vota (lo giuro) pubblico una ricetta.

a presto.

Aiuolik ha detto...

Sergiott, perchè pubblicare una ricetta se con delle spezie sei riuscito a creare un po' di poesia?

Un abbraccio,
Aiuolik

sergiott ha detto...

Aiuolik, sei sempre troppo gentile quasi quasi ti dedico un POST


a presto