31 agosto 2008

Furto con destrezza

 

torta-di-pesche

 

È il furto commesso con abilità tale da eludere l'attenzione del derubato o delle persone vicine.

Il paese era una sorta di mondo senza frontiere. Ne conoscevamo ogni angolo, tutte le pietre dei muri, tra le quali si nascondevamo le lucertole per sfuggire alla nostra cattura. La mappa topografica di tutti i sentieri dei campi era stampata, nitidamente, nella nostra mente. Conoscevamo perfettamente tutti i fossi, i ruscelli, nei quali in estate andavamo a caccia di gamberi e piccoli pesciolini con la coda rossa. Le scorribande, quelle vere, coincidevano con l’inizio delle stagione mite, quando le giornate incominciavano ad allungarsi, e il tempo più dolce ci permetteva di rimanere all’aperto per lungo tempo. Maggio, era il mese ideale: alla sera, verso le otto, si celebrava la Santa Benedizione e in omaggio alla Madonna si recitava il rosario: una scusa per uscire a far scorribande e controllare, protetti dalla penombra serale, se le ciliegie erano mature.

“Rubare ciliegie”(rubaa scires) indicava , nel gergo della nostra “banda”, un piano, di solito premeditato, di appropriarci indebitamente di qualsiasi tipo di frutta maturasse in quel periodo, fosse anche, che qualche volta, si andasse nel campo dei genitori di qualche componente della suddetta banda, ma ciò capitava raramente. La frutta carpita indebitamente, ci sembrava più saporita, forse era la sfida a non venir scoperti che addolciva questi frutti del peccato.

Tutto doveva essere rigorosamente consumato sul posto, facendo attenzione a non macchiare i vestiti, sarebbero stati guai seri al ritorno. Era un ingozzare frenetico, con l’orecchio teso ad ogni rumore sospetto, e corse furibonde alla cieca se il proprietario ci scopriva: “tanto so’ chi siete e ve bechi quan gu voia”. Ma le minacce ricevute, non si concretizzavano quasi mai, specialmente se non avevamo provocato danni, rompendo i rami o calpestando le colture.

Di giorno andavamo nei boschi a raccogliere i mirtilli, il fruttivendolo del paese ci dava dei cestini in balsa, ognuno ne conteneva circa un chilo, per raccogliere un chilo di mirtilli si doveva lavorare un’ora. Riportavamo la nostra raccolta al fruttivendolo che contraccambiava con una luccicante moneta da cinquecento lire la nostra fatica. Ma… quello era lavoro e dava poca soddisfazione (a parte le cinquecento lire).

Tutti i contadini avevano qualche filare di vigna, poca roba, per una produzione famigliare di vinello che faceva raggrinzire le tonsille. Inframmezzati fra i filari piantavano delle piante di pesche (perseghitt de vigna) che servivano anche per sostenere le viti. Avevano un sapore particolare e soprattutto un profumo che inebriava. Famosissime erano quelle di Nobile, una località vicino ad Erba in provincia di Como. Purtroppo è un frutto scomparso, assieme agli ultimi contadini che fino a qualche decennio fa’ si vedevano coltivare i campi dove ora sorgono officine e capannoni.

Laura , in questi giorni ha rivisto dopo tanto tempo una sua compagna di scuola. Tra i ricordi è affiorata una ricetta che mi ricorda tanto I Perseghitt de vigna e  con esse, tutti i miei compagni di scorribande nel nostro paese senza frontiere.

 

cedrina

Torta con le pesche

Ingredienti:

200 g di farina

100g fecola

3 cucchiai di latte

125 g di burro

175 g di zucchero

6 pesche mature

2 uova

1 limone

1 bustina di lievito per dolci

Esecuzione:

Lavorare il burro con lo zucchero, unire le uova uno per volta, la farina setacciata, la scorza di limone grattugiata, il lievito stemperato nel latte. 
Versare metà del composto in una tortiera imburrata e infarinata, coprire con fettine di pesca, versare il resto della pasta. 
Cuocere in forno caldo a 175° per 60-70 minuti

 

Decorare la torta con qualche foglia di erba cedrina, che ben si accosta con il profumo delle pesche.  Da consumare tiepida, però se avanza , è buona anche il giorno dopo.

3 commenti:

Aiuolik ha detto...

Queste scene di vita vissuta sono bellissime da leggere e poi scritte da te ancora di più!

Ciaooo,
Aiuolik

cat ha detto...

io frego ancora i fichi al mio vicino, ssst non diciamolo troppo ad alta voce;
le foglioline di erba luigia con la torta di pesche sono meglio della famosa ciliegina! ciao sergio e brava laura, saluti golosi cat

sergiott ha detto...

aiuolik: ti meriti proprio un bell'abbraccio.

cat: le buone abitudini non si perdono mai, devo "fregare" dei frutti di passiflora per fare il gelato. Speriamo in bene, perchè ad una certa età, la destrezza non è più quella...