13 agosto 2008

St-Emilion

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Bellissimo il luogo scelto dal santo come suo romitaggio. Una scarpata sopra la Dordogna, e dietro, che scendono dall’altipiano, le vigne tra le più famose del mondo fanno da corolla alla gemma più preziosa, la città di St-Emilion. Città d’origine romana, scavata di cantine ed ipogei, tra i quali l’antica chiesa monolite, la più grande di tutta Europa. Durante la preistoria le acque dell’oceano ricoprivano questi luoghi, in seguito dopo il loro ritiro rimasero a ricordo i sedimenti calcarei a formare un substrato adatto per la coltivazione della vite, e proprio tra questi sedimenti in seguito furono scavati kilometri di gallerie, usate come luoghi di culto, abitazioni e catacombe.

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Con il materiale estratto si costruivano, alla luce del sole, abitazioni, muri, fortificazioni, persino altri paesi. Il vuoto creato sottoterra veniva a colmare lo spazio sopra essa, come se la natura, forzata dalla fatica dell’uomo, si rimescolasse per incanto. Le spesse mura proteggevano gli abitanti di questo paese dalle incursioni nemiche, dalle nebbie invernali e dalla calura estiva. Sotto terra, negli spazi ottenuti, la temperatura rimaneva costante tutto l’anno e l’umidità, sapientemente regolata da canali ed aperture di drenaggio, era ed è tuttora l’ideale per la conservazione del vino.

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A St-Emilion si produce un vino rosso già da prima che la vite facesse la sua apparizione nel Médoc. Vino forte e vigoroso capace di diventare quasi dolce con l’invecchiamento, negli anni più assolati. Per il vino di St-Emilion si usano uve Merlot e Cabernet Franc, mescolate in percentuali variabili, secondo le annate e i produttori. I migliori possono invecchiare diverse decine di anni, ma già dal quarto anno cominciano a rivelare le loro caratteristiche migliori.

A St-Emilion non bisogna affannarsi alla ricerca di una bottega che vende vino, ne esiste esattamente una ogni otto abitanti, semmai il problema sussisterà quando si vorrà comperare dell’acqua minerale nell’unico e affollato supermercato della città.

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I ristoranti, sebbene di impronta tipicamente turistica, sono numerosi ed offrono, nella maggior parte, una cucina di stampo tipico locale, ma tutti offrono una vista sulla città ineguagliabile. La scelta, almeno per una volta, potrebbe cadere sul più famoso, costruito proprio sul tetto dell’antica chiesa monolitica, dove si potrà gustare la famosa lampreda alla Bordolese cucinata nel vino rosso di St-Emilion sentendo rintoccare le campane dell’antico campanile.

In base alle proprie disponibilità finanziarie si potrà poi portare in Italia qualche bottiglia di questo famoso vino, tralasciando le più conosciute che sono estremamente care.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

bentornato!!!
da varese buona festa dell'assunta!

sergiott ha detto...

buon ferragosto carissima amica.