07 settembre 2008

Olio

 

olivi E' l'ulivo destinato dalla natura fra le piante tutte a dar olio il più copioso e l'migliore, e perciò fu sempre con grande cura coltvato ovunque per la temperatura del clima potè allignare... esso è l'unico che illumina senza far fumo, nonchè il più adatto alla fabbricazione dei saponi e per alcune fasi della lavorazione della seta.

 

"oli de lag, oli de lumm"

Nonostante l'abbondanza di oliveti, l'olio lariano era considerato troppo costoso; infatti, a fronte di una minima produzione di olio (buonissimo e perfettissimo) se ne trovava "per il più cattivo, mal fatto, acuto e di brutto colore" per cui vigeva una strana prevenzione che l'olio di questa provincia non possa farsi di ottima qualità".

Se andiamo a spulciare gli annali della storia di questa provincia, troverremo certo molte notizie riguardanti la coltivazione dell'olivo, anche i toponimi di alcuni luoghi  ci ricordano l'abbondanza di queste piante le quali (naturalmente) rientravano nei contratti di mezzadria. Molti oliveti appartenevano agli ordini religiosi: i monaci usavano l'olio per l'illuminazione delle chiese, e soprattutto per alimentare le numerose lampade votive.

Nel codice Santambrosiano del Fumagalli troviamo definita la questione fra i servi di Limonta e i giudici dell'abate di Sant'Ambrogio su l'obbligo che avevano i contadini di raccogliere e premere gli ulivi a favore dei monaci.

Nella nostra provincia si usavano diversi tipi di olio: in ordine d'importanza quello di ravizzone (oli de ravisciun) era il più consumato, anche per il fatto che era il meno costoso. Denso, giallastro, non si poteva certo considerarlo un olio pregiato. In alternativa all'olio di ravizzone c'era l'olio di linosa, ottenuto dai semi di lino, un poco più pregiato ma anche più indigesto. Nelle zone collinari più alte si usava anche l'olio di noce.

Dobbiamo però affermare che l'olio in genere costituiva un'alternativa a cui ricorrere per alcune preparazioni particolari e, soprattutto era un sostituto del del lardo e in parte del burro che rimane tuttora un caposaldo della cucina milanese.

 

La verduura, l'è una pitanza che la voer cundiment in gran bundanza.

olio-vanini 

La verdura, è una pietanza che vuole condimento in grande abbondanza.

 

L'intensificazione dell'olivicoltura e di conseguenza della produzione di olio nostrano, ha avuto nuovo slancio dalla legislazione regionale che ha dettato norme per il riconoscimento della denominazione d'origine controllata dell'olio extravergine d'oliva "Laghi lombardi".

Sotto questa denominazione sono riunite le produzioni olearie del lago di Como e del lago d'Iseo. La prima è concentrata attorno alla cosiddetta 'Zoca de l'oli', la conca dell'olio, tra Griante e Sala Comacina, lungo la costa occidentale.

E' quindi una coltura carica di tradizioni e l'olio prodotto è sempre apprezzato per la sua tipicità, legata sia alla latitudine sia alla presenza di cultivar pregiati come il "Frantoio", apprezzamento che venne anche dalla Regina Teodolinda che lo esigeva alla sua mensa. Ed oggi anche noi possiamo apprezzare il suo profumo netto di oliva, il sapore lievemente e piacevolmente fruttato con gusto di carciofo e mandorla dolce e quel pizzico di piccante gli danno una tipicità difficilmente comparabile anche con quello di altre zone olivicole settentrionali.

 

Omaggio all'ulivo

 

olive-dolci

 

Comperare dal droghiere del marzapane color verde oliva. Preparare (con il marzapane) le olive mettendo al cento di ognuna un pistacchio sgusciato. Mettele in un bel vaso e rifilare con olio buono, una foglia d'alloro conferirà maggior profumo. Sono pronte da gustare dopo pochi giorni, ma si possono mantenere per lungo tempo (a patto che resistiate alla tentazione).

8 commenti:

Tatiana ha detto...

Wow che idea favolosa Sergio ;) gia spremuto l'olio io vado a far le olive verso fine ottobre se non oltre ehehe

sergiott ha detto...

Ciao tatiana, vedrai che con queste olive dolci affascinerai molti palati. Valorizzano inoltre il sapore dell'olio, specialmente se è fresco di spremitura.

ciao

Acilia ha detto...

Caro,
che bello questo post sull'olio. Un degno omaggio ad uno degli alimenti più rappresentativi del nostro Paese.
Nella mia terra d'origine, la Puglia, gli ulivi popolano ogni angolo delle strade: sono stata cresciuta a pane e olio :-)
Sfiziosa la tua ricetta, da sperimentare.
Un abbraccio

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

Fantastico blog:
interessanti spunti, tradizioni lariane; carinissima anche la poesia in vernacolo "felicità"

e poi...è così GOLOSOOOOOOOO...!!!

(Ho inserito un link nel fra gli 'interessanti utili piacevoli' di comoinpoesia)


Luciana - www.comoinpoesia.com
.

sergiott ha detto...

Acilia carissima, cosa sarebbe il paesaggio italiano senza la pianta di ulivo?
Le zone più pittoresche del nostro Lago sono caratterizzate dalla sua presenza.

ciao

Luciana, E' un piacere immenso la tua presenza, la poesia dialettale comasca è una bellezza intima che mi riempie il cuore, e mi ricorda la figura vivace della sig.Gisella Azzi quando declamava le sue opere.

la belle auberge ha detto...

ciao, Sergio. Sono anch'io una grande estimatrice dell'ottimo olio extravergine dei fratelli V. di Lenno. Sono passata a trovarli proprio ieri e sempre mi stupisco della freschezza mentale della loro anziana mamma, la quasi novantanovenne signora Anita.
Davvero singolare questa tua preparazione. Va servita come stuzzichino con gli aperitivi?
un caro saluto
eugenia

sergiott ha detto...

carissima eugenia, le olive doci sono una specie di cioccolatino a fine pasto, ma io le consiglio in qualsiasi momento della giornata (una sorta di antidepressivo).

a presto

cat ha detto...

sergio ma, ma le olive di marzapane??? che idea balenga e geniale! e con l'olio che rimane nel vasetto ci facciamo una bella focaccia dolce. saluti golosi cat