01 ottobre 2008

Autunno.

autunno

Il cielo ride un suo riso turchino

benché senta l' inverno ormai vicino.

Il bosco scherza con le foglie gialle

benché l'inverno senta ormai alle spalle.

Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,

benché senta nell' onda il primo gelo.

È sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo

un fiore strano, un fiore ad ombrello, un fungo.

L'autunno come metafora della vita. E’ la stagione dell'abbondanza. (se l'annata era stata favorevole). I contadini potevano ricostituire le scorte per affrontare serenamente l'inverno ormai prossimo. Sotto i portici, nelle aie, appesi ad asciugare mazzi di pannocchie di granoturco, facevano bella mostra si sé. Il loro colore acceso, riverberava, infiammato dal sole sempre più radente all’orizzonte una magica luce. Alla sera, tutti riuniti tra il profumo del fieno, nelle cascine (in casina) si incominciava a sgranare il granoturco cun la gratiroela, bisognava prestar attenzione a non grattugiare, assieme al granoturco, anche la pelle delle dita. Man mano che il lavoro procedeva il cumulo di grani si faceva sempre più consistente. Era bello affondare le braccia in quelle perle dorate, sembrava di afferrare l’estate con le mani.

Si cambiava modo di vivere,con l’approssimarsi dell’autunno, dagli armadi, uscivano i primi capi di lana che profumavano di canfora o naftalina. Gli zoccoli, consumati dalle scorribande, su strade acciottolate lasciavano il posto a calzature più idonee alla stagione che si avvicinava. Il luogo di divertimento, per antonomasia, era il bosco. In autunno, il bosco mette il suo abito migliore prima del suo congedo invernale e ci regala i suoi frutti più pregiati: funghi e castagne, ed era un rincorrersi per balze scoscese per prima arrivare dove i funghi erano più abbondanti e le castagne più grosse. I manici dei cestini di vimini lasciano la loro impronta sulla pelle delle tanto erano pesanti. Si ritornava a casa contenti sgranocchiando tra i denti qualche castagna appena raccolta.

A tavola, ci si rendeva conto che qualcosa era cambiato. Non dominavano più i colori accesi delle insalate estive, il rosso infuocato dei pomodori maturi. Come la natura cambiava il suo aspetto, obbediente al ciclo delle stagioni, anche il modo di vivere si adeguava, utilizzando solo i frutti che la stagione ci donava. La polenta incominciava a essere padrona della mensa e si alternava con la minestra, gioia e dolore di noi ragazzi, che come ben si sa non sempre gradiscono quella preparazione. La minestra l’è la biada dell’omm dicevano i nostri vecchi, e avevano ragione! La minestra è il capolavoro massimo della cucina, ogni volta diversa mai uguale a se stessa, nutriente, salutare e…buona.

Bisogna invecchiare un pochino per saper apprezzare certe cose. Il gusto dei giovani, viziato dalla pubblicità, tende a scartare alcuni prodotti per preferirne altri, magari quelli che la globalizzazione ci impone prepotentemente. Poi arriverà anche il loro autunno carico di colori a ricordargli le sfumature della vita.

Minestra

minestra-riso-e-lenticchie

IngredientiPreparazione
  • Riso
  • lenticchie
  • carote
  • cipolle
  • brodo di verdura
  • alloro
  • chiodo di garofano
  • pepe
  • olio
Lasciar ammollare le lenticchie per qualche minuto, intanto fate soffriggere le carote e le cipolle . Aggiungere il riso per una breve tostatura, poi spruzzare con un poco di vino bianco. Aggiungere le lenticchie e gli aromi. Finire la cottura aggiungendo il brodo di verdura. La preparazione dovra risultare abbastanza consistente. Aggiungere alla fine una generosa grattata di formaggio stagionato.

5 commenti:

magatz ha detto...

E chi ad un passo dai quaranta, ma con ancora una montagna di sogni (da realizzare) davanti, che ha fatto appena in tempo a vedere ciò che descrivi, ma che da 10 giorni, con questa'aria frizzante che il lago profuma di lontananza, non vede l'ora di accendere il fuoco sotto il paiolo di rame, cosa puoi raccontare, oltre le immagini descritte? (che mi hanno fatto ricordare La gamba del Felice)!!!

sergiott ha detto...

La gamba, ma anche la penna del Felice (Bassani)? Spero che ti riferisci a lui, un maestro che ha saputo interpretare la nostra terra come pochi.
Racconto uno spicchio di vita, per non dimenticami che sono cresciuto su solide fondamenta, fatte di roccia come le montagne che ami.

se vedum, e come te cerco di rimanere umano...sempre.

magatz ha detto...

La gamba del felice

Acilia ha detto...

Da piccola amavo dell'autunno la magica pioggia di foglie rossastre che vestiva i bordi delle strade.
Tu ne hai offerto un quadro bellissimo.

Aiuolik ha detto...

A me l'autunno non è che piaccia proprio tanto...però questa minestra ha un aspetto invitantissimo!
Ciaoooo,
Aiuolik