18 luglio 2008

Chiuso per ferie


Caspar David Friedrich: Il Viandante sul mare di nebbia, 1818,Amburgo, Kunsthalle

"... Non vogliate negar l’esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI )

15 luglio 2008

soave come una carezza.


Le braccia…saldamente attaccate al tronco si muovono a nostro piacimento, per prendere un oggetto, o per fare una carezza; allora, hanno bisogno della collaborazione della mano, la quale obbedendo anch’essa al volere del nostro pensiero raggiunge le guance dell’amata e delicatamente ne percorre un tenero sentiero. Gli occhi, per magia, si illuminano di una luce sfavillante e, da buoni compagni di viaggio, accompagnano questo gesto delicato.

Il cuore incomincia ad accelerare quasi volesse infondere nuova energia, a questo gesto amorevole.

L’acqua non inizia mai a bollire quando la si sta a guardare, appena ti volti…BLUP BLUP allora velocemente butti la pasta, una prima rimestata e via. Bisogna apparecchiare la tovaglia: si distendono le pieghe con ambedue i palmi delle mani, è un gesto d’amore, di rispetto, come mettere un fiore in centro tavola.

Il cuore incomincia ad accelerare quasi volesse infondere nuova energia, a questo gesto amorevole.

Le posate, quelle del cassetto in cucina, le solite che si usano tutti i giorni, potrebbero raccontare la storia della famiglia, sono una diversa dall’altra: quelle della nonna, belle grandi che quasi a voler far contrappunto, ricordano i tempi della poca abbondanza. Qualcuna ha delle strane incisioni, probabilmente erano segni di riconoscimento, come le iniziali di qualcun’altra che non corrispondono a nessun nome noto: che siano parte di una lontana refurtiva? Con pazienza ne scegli quattro uguali (che fatica), e assieme con i coltelli le dispongo con cura accanto ai piatti.

Il cuore incomincia ad accelerare quasi volesse infondere nuova energia, a questo gesto amorevole.

Ho scelto un filetto di maiale, con cura ho tolto quelle pellecchie che il macellaio non vuole mai togliere. Ho preparato una marinatura con sale aromatico, vino bianco, poco olio e delle erbe di Provenza che mi ha regalato il mio amico Maurizio. Il tutto, carne compresa, va dimenticato sigillato con la pellicola per qualche giorno in frigorifero (mi raccomando).

L’idea è di cuocere sulla griglia, ma il rischio è che la carne diventi stopposa anche dopo una lunga marinatura, pertanto l’idea di incidere le rondelle di carne e mettere in centro di ognuna un pomodorino di Pachino spellato ed aromatizzato con gli aromi freschi mi sembra ottima.
Addirittura è il caso di preparare un pesto di erbe aromatiche molto liquido che servirà sia in cottura che come accompagnamento finale.

La brace dovrà essere al punto giusto per il filetto, un sottile strato di cenere la coprirà come un velo da sposa, adagio delicatamente le fette di carne, le rigiro due volte, e porto in tavola su piatti caldissimi questa delizia che si scioglierà nella bocca senza doverla masticare.

Il cuore incomincia ad accelerare quasi volesse infondere nuova energia, a questo gesto amorevole.
Dedicato a tutti gli amici, e le amiche (del cuore).

11 luglio 2008

...un posto giusto dove mettere il naso


La piazza non era ancora gremita di gente, lo sarebbe stata dopo poche ore, quando la calura di quella soffocante giornata avesse concesso una tregua. Insonnoliti venditori stavano al riparo nelle zone d’ombra che i loro rattoppati teli riuscivano a procurare. I pochi viaggiatori sembravano spersi, sepolti dal caldo e dalla polvere, che il vento del deserto sollevava creando strani mulinelli.

Il venditore d’acqua si avvicinò, facendo tintinnare un campanello argenteo che teneva in una mano, guardò con spregio le bottigliette di plastica che avevamo con noi, e mormorò sottovoce alcune parole incomprensibili. Non era il caso di rimanere ancora a lungo nella piazza, il sole a picco ci consigliava di ripararci nelle ombrose stradine della città vecchia. Lasciammo la piazza agli impiccati e ci incamminammo senza una meta precisa.

Tra un muro e l’alto venivano distesi teli o più semplicemente graticci di canna, servivano per attenuare i raggi del sole, e contribuivano a creare un’atmosfera magica fatta di luci ed ombre. Lungo questo percorso si aprivano numerose botteghe, ed affacciati sull’ingresso i proprietari ci invitavano a godere la frescura interna e magari a sorseggiare un bicchiere di tè alla menta.

Illuminati da quella luce fatata, mucchi di spezie spandevano il loro profumo lungo quel tatto di strada, le tonalità dei colori erano comprese tra il bianco panna e il rosso acceso e ogni spezia contribuiva col suo aroma a creare una fragranza tipica, che persisteva nel naso per lungo tempo. Sacchi e mucchi con strani nomi, qualcuno conosciuto altri ancora da scoprire…quello era proprio un posto giusto dove mettere il naso.

Ho ricreato (ovviamente in miniatura) nella mia cucina, un angolo per le spezie che mi ricordi, particolarmente nelle brumose giornate invernali, il calore di quei luoghi. Non ho voluto adoperare materiali moderni che non fanno il pari con la memoria, bensì il legno che col tempo acquisisce il profumo delle cose che contiene. I cassettini mi ricordano l’omino delle spezie (ul spiziee) che arrivava col suo carrettino due volte al mese per vendere i suoi aromi insostituibili per il brasato della domenica o il carpione.

Tutto è a portata di mano e, quando cucino, dietro di me sento la presenza di tutte quelle persone che con la loro cordialità e il loro sapere hanno saputo farmi apprezzare il valore delle spezie.

07 luglio 2008

Lucioperca


Ho un amico, oppresso da una catastrofe prossima ventura. Egli è convinto che un governo despota (magari proprio quello in carica) perseguendo il famoso motto “mens sana in corpore aquatico” possa procurare una disastrosa inondazione delle valli delle Brianze Comasche; Pertanto tutti gli abitanti (loro malgrado) dovranno imparare a vivere nell’acqua, a fare tutto nell’acqua e quindi respirare, riposare, mangiare, dormire. E’ palese che dopo giorni, mesi di un simile allenamento, piano piano tutti i nostri operosi abitanti incominceranno a subire strane metamorfosi, e in base alle caratteristiche che avevano nella vita antropomorfa diventeranno dei pesci. I più timidi forse diventeranno prede per quelli che da umani erano prepotenti, e che a loro volta si saranno trasformati in feroci predatori. Ora sorge un dubbio: che pesce potò mai diventare?
Enciclopedia ittica alla mano… il mio amico, studia e ripassa tutte le caratteristiche della fauna ittica dei nostri laghi… meglio essere preparati, non si sa mai.
Agone, alborella, anguilla, barbo, bottatrice, cagnetta, carpa, carpione, cavedano, coregone bondella, coregone lavello, gordon, ghiozzo, luccio, lucioperca, persico sole, persico trota, persico persico, pigo, salmerino, savetta, scardola, tinca trotto, trota lacustre, vairone.
La scelta è ampia, per tutti i gusti: ma se oggi dovessi scegliere per forza opterei per il Lucioperca.

NOME LATINO: Stizostedion lucioperca (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Percidae
ORDINE: Perciformes
NOME INGLESE: Pikeperch

A prima vista, il lucioperca pare un incrocio tra il luccio e un pesce persico. Il corpo è slanciato e lungo, relativamente depresso, con una lieve elevazione dietro la testa che è robusta e appuntita. La bocca è ampia, ha forti mascelle ed è armata di molti denti aguzzi e aggancianti, alcuni assai lunghi. Gli occhi sono di medio sviluppo. Due pinne dorsali; La prima più alta, è sostenuta da 13-15 raggi spinosi; la seconda, poco più lunga, è dotata di raggi molli. Ampia la pinna caudale, molto incisa. La pinna anale, quasi contrapposta alla seconda dorsale, ha i primi due raggi duri. Le pettorali e le ventrali sono ravvicinate. E' ricoperto di squame non molto grandi. La tinta dominante è il verde scuro, con intonazioni olivastre sul dorso, più chiare sui fianchi e qualche riflesso azzurrastro. D8 a 15 bande verticali nerastre striano dorso e fianchi. Macchie scure sono presenti ai lati della testa e sulle pinne dorsali e caudale, che, come le altre, sono lievemente rosate. Il ventre è bianco.

Carne magrissima, dolce, ideale per una preparazione in umido con verdurine novelle che sceglieremo a piacere. Prima di mettere in forno bisognerà fare delle incisioni profonde per favorire la cottura interna. Poi, dopo averlo sfilettato bisognerà irrorarlo con una salsetta fatta con tutte le erbe aromatiche che trovate un pochino d’olio, sale e pepe.


03 luglio 2008

Estate

MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.


Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.


Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.


E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'e' tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia

Eugenio Montale


Per mitigare la calura opprimente, prepara questa salsa.



Ti serviranno:
  • 1 cipolla
  • Alcuni pomodori (non troppo maturi
  • Cumino (immancabile) da pestare nel mortaio
  • Curry (quello dolce)
  • Aceto aromatico
  • Sale e pepe
  • Yogurt (usate quello greco, da diluire con poco latte di capra)
Tritare la cipolla e i pomodori il più sottilmente possibile, condirli con sale e pepe e poco aceto, lasciar riposare qualche minuto prima di aggiungere lo yogurt aromatizzato con le spezie. Mettere in frigorifero. Lasciar raffreddare la salsa almeno 1 ora. Servire la salsa accompagnando una grigliata mista