Forse, il fico, è un discendente del sicomoro (ficus sycomorus), pianta venerata dagli antichi egizi. All'ombra delle sue fronde la dea Iside, si asciugava le lacrime, e festeggiava la fine del suo perpetuo dolore dopo aver ritrovato l'amato Osiride. Ra (Osiride) risorgeva quando dalle zolle, alla base del sicomoro sacro, incominciavano a spuntare i primi germogli di grano e di orzo. Con il legno di sicomoro, gli egizi, costruivano i sarcofagi, e in questo ventre della madre pianta deponevano i loro defunti, proprio perchè reputavano questo albero, simbolo di immortalità, di vittoria sulla morte, di rinascita dalla distruzione.
Il dio della fecondità (Priapo) era rappresentato con un enorme fallo eretto. Questi simulacri erano rozzamente sbozzati con tronchi di fico, venivano messi all'ingresso delle case, ma sopratutto a guardia degli orti, affinchè proteggessero sia i proprietari che le coltivazioni. La convinzione che il fico fosse un eccitante erotico venne ribadita anche della Scuola Medica Salernitana “… veneremque vocat, sed cuilibet obstat” (provoca lo stimolo venereo anche a chi vi si oppone).
Centinaia le diverse varietà di questi frutti. La più comune è la “Ficus carica”, dalle molteplici dimensioni e colori, dal giallo al nero. I fichi vengono definiti a seconda del periodo in cui maturano: "fioroni" o "primaticci" (giugno e luglio), "forniti" (agosto e settembre), "tardivi" (autunno).
I fichi generalmente vengono raccolti a completa maturazione con tutto il peduncolo, nella ore più calde e asciutte della giornata.
Questi frutti ricchi di zucchero, minerali e vitamine, sono facilmente digeribili, possono essere consumati freschi o secchi, ed inseriti in ricette dolci (torte, gelati, marmellate) o salate (antipasti vari)
Il fico riveste un’importanza fondamentale nella cucina tradizionale. Oltre ad essere un alimento di facile conservazione, esso era anche una valida alternativa allo zucchero (un tempo molto raro). Con i fichi, e la frutta secca in genere, si preparavano i dolci casalinghi. Bastava mescolare la frutta all’impasto del pane per ottenere un dolce, ( pan cunt l’uga, pan stiia, brusada, pan tranvaj ecc..). Alcuni di questi dolci, con il passare degli anni, si sono evoluti a maggior gloria, e sono riproposti sotto forma di crostate, srudel e in altre varie combinazioni.
Questa preparazione che vi presento vuol essere un omaggio ai tempi passati, quando “far quadrare il bilancio” era un impresa ardua, e ci si doveva accontentare di quello che la natura metteva a disposizione, magari gratuitamente.
Brusada con i ficch.
| Ingredienti | Preparazione |
| Pelare bene i fichi, dopo averli divisi in quattro parti, metterli a marinare con poco rum, miele e una manciatina di pinoli. Spianare la pasta (come per la pizza), e distribuirvi i fichi che avete fatto marinare. Cuocere per un quarto d'ora a 220°. Lasciar acceso solo la parte superiore del forno, oppure il gril (a media potenza) per asciugare ulteriormente i fichi. |
Lasciar raffreddare la preparazione per qualche ora prima di consumarla. Il giorno dopo è ottima.


