19 gennaio 2011

Coda alla vaccinara (bis.)

 

Coda Vaccinara

C'è sempre una prima volta. E questa, per me, è proprio un’anteprima. Tutto incomincia, come di solito al supermercato, reparto macelleria. Ma prima devo aprire un inciso. Difficilmente le mie ricette incominciano prima di poter fare la spesa: la sfortuna è sempre in agguato, e il tal ingrediente, indispensabile per la mia preparazione, nel banco non c'è mai.

Alcune volte, e mi fa rabbia, penso che chi prepara la merce debba per forza, avere una certa dose di sadismo, nel far mancare un ingrediente particolare. Prendiamone uno a caso. Le cotenne di maiale, tanto usate dalle mie parti. Ingrediente indispensabile per certe famosissime preparazioni invernali: è più facile trovarle in agosto che in questi mesi. Sarà (penso io) che di solito sono congelate, dunque, col solleone si scongelano più facilmente.

Gli stinchi (sempre di maiale), allineati al loro posto come i soldatini sul plastico della battaglia di Waterloo. Arrivo io, e si sono tutti ritirati, presagendo l'imminente sconfitta sul campo di battaglia. Sarà per un'altra volta, sempre sperando nella loro presenza. La coda di manzo, che tanto mio figlio ama trovare quando preparo il bollito misto, è un elemento rarissimo. E' vero, come si sa, che un manzo ha una coda sola, e svariati chilogrammi di altre parti, ma almeno una volta mi capitasse di trovarla...

Questa volta, per mia fortuna, le cose vanno diversamente. Con tutta probabilità, la genetica deve aver prodotto dei manzi con svariate code, poiché al banco della macelleria, come se fossero barattoli accatastati, ne trovo una grande quantità. Pertanto l'acquisto è d'obbligo, e per la prima volta sui nostri schermi... Hopps!  Volevo dire... nelle mie pentole: coda alla vaccinara.

La coda alla vaccinara è un classico della tradizione culinaria romanesca, pertanto bisogna portarle rispetto. Sono tassativamente proibite tutte le varie forme di contaminazione, che tanto sono in voga in un certo modo di cucinare creativo. Si dovrebbero usare gli ingredienti che la tradizione comanda e naturalmente trovare la ricetta originale. Facile da dirsi, ma non certo da fare. Tutte le ricette da me trovate differiscono tra esse, sia negli ingredienti sia nella preparazione. Meglio rivolgersi a Google. Digito "coda alla vaccinara" poi cerca nei blog: risultato sconfortante; mi sarei aspettato migliaia di suggerimenti, ma la ricerca è  molto inferiore alle mie attese, pertanto mi affido al vecchio Carnacina, come ha fatto l'amico Euge sul suo blog. Vi consiglio una visitina al suo blog, dove troverete gli ingredienti e il modo tradizionale di prepararla.

 Padta Campofilone

Che cosa ci fà questa confezione di maccheroncini di Campofilone? Come vedete, sono stati usati per accompagnare il sugo della coda alla vaccinara.

Pasta Campofilone sugo

Buon appetito.

7 commenti:

Aiuolik ha detto...

Forse gli ingredienti spariscono al tuo passaggio perché hanno paura di non essere all'altezza!

Sai che la coda alla vaccinara non l'ho mai mangiata? L'ho cercata l'anno scorso nei due viaggi romani, ma era sempre terminata...Uhmmm mi ricorda qualcosa ;-)

sergio ha detto...

carissima, mi piace il tuo commento:
Quello degli ingredienti non all'altezza. Hai mai notato che certe cose le mettono sempre in cima agli scaffali, forse non desiderano che vengano acquistate. Dovrebbero mettere delle scalette, per le persone più piccine. Altre cose si trovano troppo in basso, e le persone di maggior statura (come me)devono assumere posizioni pericolose e alquanto ridicole per poterle prendere. Dovremmo farne un post.
Metti nel menù della trattoria la coda alla vaccinara, si sa mai che passi da quelle parti un romano verace.

ciao

sergio

la belle auberge ha detto...

sergio, grazie di aver messo questa ricetta, che nemmeno io ho mai cucinato, e di aver indicato il blog (molto interessante) da cui l'hai presa. Mi hai fatto venir voglia di andare alla ricerca della coda...chissà se sarò fortunata ;)
un caro saluto e buon fine settimana
eugenia

sergio ha detto...

Eugenia carissima,
Buona fortuna (per la ricerca), fai finta di andare a caccia, però senza fucile, bensì con la sporta.
Se la farai, sarò curioso di sapere il tuo parere.
Mio figlio l'ha sbranata, ma lui ha lo somaco e i denti ancora in rodaggio.

Buon fine settimana anche a te.

sergio

euge ha detto...

Grazie Sergio per la gentilezza con cui hai voluto citarmi. Il tuo blog mi piace molto e finalmente trovo un blog di cucina fatto da un uomo! Non che non mi piacciano quelli delle donne, anzi, le donne mi piacciono troppo, però trovare un uomo è un altra cosa. Mi riservo di esplorare con più calma il tuo blog ma anche leggere la prima pagina mi ha fatto capire molto. Mi permetto di segnalarti che nel mio blog ho messo una paginetta intitolata euge scrive.... se ne avrai voglia dimmi cosa ne pensi.
A presto e ancora grazie
eugenio

sergio ha detto...

Carissimo, siamo circondati!

Quando ho iniziato alcuni anni orsono
la situazione era simile a quella di ora.
Dopo lunga assenza, vedo che i Blog sono aumentati a dismisura,e le signore la fanno da padrone.
Teniamoci uniti, altrimenti ci seppelliscono.

ciao

euge ha detto...

Caro Sergio,
concordo in tutto e per tutto.

Riguardo i totani ti allego due note:
Calamaro: è il più tenero e apprezzato. 10 tentacoli con ventose. E' il più grosso di tutti i cefalopodi e anche il più morbido

Totano: somiglia al calamaro ma le pinne triangolari e più piccole fanno un rombo verso la coda del sacco.
Non è abbastanza tenero e va consumato se piccolo fritto o affogato.
Se più grosso la cottura rispetto al calamaro è più lunga.
Occhio a non comperare quelle che a Genova si chiamano totanasse, durissime, con riflessi color oro.
Comunque nulla vieta di fare la ricetta con i calamari, sono solo più cari. Se i totani li fai a julienne comunque riesci a cuocerli bene anche senza tenerli un'ora.
Certo che di tanto in tanto li dovrai assaggiare.
ciao