10 gennaio 2011

L'Uomo della Luna


Oggi è tutto più facile, basta premere un pulsante, ed ecco che il mondo ci passa sotto i piedi.

-Tra duecento metri entrare nella rotonda…Poi prendere la seconda a destra-. La voce sintetica è diventata ormai un suono famigliare, una sorta di angelo custode che ci indica, con sicurezza, la strada da percorrere. In lontananza, adagiata pigramente sopra a un colle, pur velata da un leggero velo di foschia, si riesce a intravvedere la linea frastagliata che torri e palazzi disegnano in un cielo ancora invernale.

-Arrivo a destinazione-. Un colpo d’occhio alla bandierina a scacchi, giusto per la conferma… non si sa mai. Come me, altri viaggiatori mettono a riposo i loro moderni cavalli. Lo spazio assegnatoci ricorda un recinto. Forse, un tempo, proprio quì i palafrenieri liberavano dai finimenti i loro cavalli affinché potessero alla fine riposarsi, dopo il lungo percorso.

Ci si sente un poco fuori luogo, quando si arriva in un posto mai visto prima. Dobbiamo orientarci, comprendere la rosa dei venti, capire da quale parte sorge, e da quale parte tramonta il sole. Poi, una strada vale l’altra.

Le vecchie città, mi ricordano le piste di sabbia che si costruivano quando eravamo bimbi. Allora si usavano ancora le biglie fatte con la terracotta, più tardi sarebbero state sostituite da quelle di plastica con l’immagine dei corridori. I percorsi erano tortuosi, le salite impervie, sottopassaggi, slarghi e tranelli mettevano a prova la nostra abilità, ma dopo il primo giro, tutto diventava più semplice.

Il primo varco che affronto (come il primo colpo di biglia) mi apre lo sguardo su di una grande piazza. In mezzo alla piazza, assorto nei suoi pensieri, mi sta aspettando l’Uomo della Luna. Non sembra rimproverarmi, e anche se il tempo ha disegnato una lacrima sul suo volto, sembra felice di vedermi. La prima volta che ho sentito la sua voce, ero seduto su un banco di legno, allora portavo il grembiule nero e il colletto bianco con una sorta di fiocco azzurro, che perdeva la sua forma dopo i primi inevitabili battibecchi. Non credo che allora comprendessi il giusto significato delle parole che mi suggeriva, ma la sua musica sì. Quella musica rimaneva impressa nella memoria, e di tanto in tanto nel corso degli anni ritorna a tenermi compagnia.

Dolcemente, l’Uomo della Luna, mi accompagna per i luoghi che la fantasia aveva impresso nella mia mente, e finalmente capisco la “ beltà che splendeva negli occhi nostri ridenti e fuggitivi”.





Alla luna

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
0 mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!


6 commenti:

la belle auberge ha detto...

che strana coincidenza. Mi hanno raccontato che la casa degli avi di mio marito si trova proprio davanti alle finestre del palazzo di Leopardi. Non siamo mai stati a Recanati e chissà se questa notizia corrisponde a verità.

Aiuolik ha detto...

Il post precedente me l'ero perso...Amico carissimo sei dunque tornato ad allietarci con le tue parole? Spero proprio di sì!

Buon anno!

sergio ha detto...

Carissima Eugenia, dovresti approfondire quel albero geneologico, magari vien fuori che siete parenti del poeta (io ci farei un pensiero)

Aiuolik devo confessarti che mi sei mancata, durante questa mia lunga pausa, in particolar modo la tua allegria.

a presto

graziella ha detto...

Bella Recanati, la ricordo anch'io con molta nostalgia!

germana ha detto...

A Recanati si respira proprio un'aria leopardiana.
Mi era piaciuta molto.
ciao

Byte64 ha detto...

Uh, le partite a biglie in spiaggia, che bel ricordo...

Chissà se esistono ancora le biglie con i corridori, io mi son fermato a Merckx, Gimondi, Panizza e Zandegù!

Ma di questo Leopardi al giro d'Italia invece non mi ricordo ;-)