02 febbraio 2011

Poldo e il potere.

 

Carne-marinata

Sono più di tre anni che mia madre è ricoverata presso un istituto per anziani, non autosufficienti. Le prime visite erano sempre dolorose: la tristezza che mi assaliva, s’impadroniva dei miei pensieri ed era difficile scacciarla dal cuore. Poi, col passare del tempo, ho imparato a vedere ciò che di positivo c’è in quell’ambiente, a prima vista così triste.

Oramai sono conosciuto da tutti gli ospiti, e non manco mai di scambiare qualche parola con loro; certamente ho dovuto impararne il loro linguaggio “deformato” dalla malattia che il tempo incide nella loro mente, come uno scalpello sulla pietra. Bisogna saper entrare nel loro mondo, che non sempre coincide con il nostro, in particolar modo nel senso temporale: come un orologio con le lancette che procedono nel senso inverso.

La malattia, a queste persone, tende a far riemergere i ricordi che per noi sono relegati in un passato remoto, ma è facile adeguarsi, ed essere complici del loro modo di pensare. Alcune volte, invece, ti sorprendono e ti scoraggiano con la loro lucidità originale.

Poldo, (Leopoldo. M.) incomincia tutti i suoi discorsi con un bell’ “ Per esempi ” (per esempio), per poi continuare con la storia di quando venne a trovarlo, nel suo paese di origine, che si specchia sulla sponda destra del Lago, quella ragazza bellissima che voleva sposarlo. Ma lui, capita l’antifona (era venuta con la mamma), andò a nascondesi nella stalla, e senza fiatare aspettò che il pericolo si dileguasse. Uscì dal suo nascondiglio, solo dopo che de due donne se ne erano andate. “ Quela volta ou couruu un bel pericul ”. (quella volta o corso proprio un bel pericolo) mi dice concludendo il suo racconto. E purtroppo non mi è dato sapere che fine ha fatto quella ragazza innamorata. Ma, forse un’altra volta me lo racconterà.

Oggi, Poldo è silenzioso, ma capisco dai suoi occhi che qualcosa sta rimuginando: “ Come la va Poldo ” (inizio sempre così il mio approccio) “Ben incoeu la va propri ben” (bene oggi va proprio bene) mi risponde. Si alza, si avvicina e quasi sussurrando mi dice: “per esempi… l’e poeu riusii a ciapa ul potere” ( per esempio.. e poi riuscito a prendere il potere). “ chi?” domando io: “ Quel là ul Berlusconi”. Con tutta probabilità, Poldo ha un dissesto fisico-temporale, confonde Berlusconi con qualche altro uomo di potere che viveva alcuni decenni orsono.

Sì, Poldo, l’e riusii” ( si, Poldo, è riuscito). Gli rispondo pensando di rassicurarlo. Mi guarda pensieroso, le parole non gli vengono subito ma poi con un certo sforzo, sbotta ad alta voce: “ Quel là l’e un purcell, bisugnaria catall e tridall cumè quant se fa ul salamm) (Quello la è un maiale, bisognerebbe prenderlo e tritarlo come quando si fanno i salami).

Suor Ceciglia, si volta di scatto, la signora Adele ride a squarciagola, qualcun alto impreca. Un subbuglio totale insomma. Ma poi torna la quiete, poiché le parole di questi nostri vecchi sono innocenti come quelle dei bambini, anche se spesso nascondono delle verità.

 

Liberiamoci  dal maiale

Approfitto del gentilissimo invito che mi è stato rivolto e partecipo volentieri a questa lodevole iniziativa. In un primo momento pensavo di introdurre una ricetta a tema per l’occasione, poi la trovata, originale, del sig. Poldo mi ha dato lo spunto per questo racconto che, spero, vi sia gradito. Non manca comunque una foto con il triturato di carne marinata, ma presumo che sia di carne di manzo. Per questa volta facciamo finta che sia di qualcosaltro, tanto data l’età e le mie frequentazioni posso pure sbagliare.

9 commenti:

kemikonti ha detto...

Sergio, questo racconto è bellissimo! Quanta tenerezza traspare dal tuo dialogo con Poldo!
Le persone anziane, spesso con poche, chiare e semplici parole fotografano un presente dal quale li crediamo, sbagliandoci, lontani.
Grazie per il tuo contributo!
Un saluto
Kemi

sergio ha detto...

Carissima sono proprio contento che il racconto ti sia piaciuto.
Poldo è un mito.

ciao

graziella ha detto...

Che bello, davvero, questo racconto!!!
Poldo è un grande!!!
Come fare di un'iniziativa un pò provocatoria un momento di riflessione!
Grazie Sergio!!!

sergio ha detto...

Graziella carissima:
E'dalla bocca dei bambini e da quella dei vecchi,che vengono le "verità".

ti pare?

un abbraccio
sergio

merendasinoira ha detto...

grazie anche da parte mia, è stato un piacere leggerlo...:-)

graziella ha detto...

Sono d'accordo Sergio!
Qui da noi c'è un detto molto poco fine, ma efficace che dice:
"Putei e coeombi smerda e case"
ovvero i bambini nella loro sincerità a volte riescono a rovinare i rapporti familiari rivelando alcune verità un pò scomode con molta naturalezza!!!
:-D
Buon fine settimana!

Shunrei ha detto...

Giungo qui dal blog di Graziella... ed è stata davvero una bella visita e un'ancor più bella lettura!
Alla faccia di chi ha criticato l'iniziativa "Liberiamoci del maiale": se ne sono usciti post come questo, è stata un'ottima iniziativa!
E' una minaccia: tornerò! ;)

mogliedaunavita ha detto...

leggo di madri, di anziani, di menti lontane e il mio pensiero vola a casa. la casa ormai vuota. ora che tutto ha seguito il corso della vita mi mancano tanto gli "svarioni" di babbo. il suo essere da un'altra parte. e a volte la loro parte è quella giusta. grazie sergio. grazie

Byte64 ha detto...

Poldo for President!