17 marzo 2011

W l’Italia

 

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Per un certo periodo della mia vita, non sono stato a conoscenza del mio luogo di nascita. Italiano lo ero sicuramente, che poi, fossi nato in Lombardia, ne ero certo. Il vero dilemma era quello riguardante il comune di nascita, che su alcuni documenti non era lo stesso. Questo inconveniente, negli anni che seguirono  fu la causa di parecchi fastidi.

All’inizio degli anni cinquanta, le donne partorivano (nella maggior parte dei casi) nella loro camera matrimoniale, e solo raramente erano ricoverate presso le “maternità”: così erano chiamati allora i reparti degli ospedali, dove erano date al mondo le nuove generazioni. Era compito dei padri, nei giorni che seguivano i lieti eventi, recarsi nei comuni di residenza per registrare I nuovi pargoletti

In quel periodo erano soliti, per un’oscura convenienza, registrare le nascite nello stesso comune di residenza, anche se non combaciavano con quelle del registro dell’ospedale. Prima che la burocrazia, venisse a conoscenza di queste anomalie di anni ne passavano un bel po’. E di anni ne passarono realmente tanti.

Ad accorgersi del misfatto fu un solerte gendarme, quella volta senza pennacchio ma con le armi, che avendo tra le mani i miei documenti, si accorse che il sottoscritto era nato in due paesi diversi ma esattamente lo stesso giorno e anche lo stesso anno. A nulla valsero le mie timide rimostranze - la legge non ammette l’ignoranza – mi fu riferito in tono proffessionalsarcastico. La patente di guida andava rifatta, pena il ritiro della stessa qualora mi avessero pizzicato in flagrante.

La trafila che ne seguì, oltre a prosciugarmi il portafogli, mi rubò anche un sacco di tempo che avrei volentieri speso in altro modo. Alla fine di tutto quel trambusto, devo dire che ero soddisfatto: finalmente ero un italiano in regola e non (in un certo senso) un apolide inconsapevole.

Italiano nell’anima, io lo diventai in una giornata primaverile di molti anni fa. Stavo ammirando i dipinti che adornano le cappelle del Sacro monte di Varese, quando sopraggiunse una scolaresca in gita culturale (credo). L’insegnante che accompagnava questi giovani ragazzi, si sforzava, per spiegare loro la bellezza di queste opere avute in eredità dai nostri padri. Aggiunse che la nostra identità ci era stata donata dal sacrificio di tante persone che avevano arato la terra per noi, e di questa cosa bisognava esserne fieri, poiché senza un passato non ci può essere un futuro.

Non so se quelle parole avessero fatto breccia nei loro cuori di adolescenti, ma nel mio la fecero. E ancora dopo tanti anni, quel discorso risuona, ancora, cristallino nella mia mente.


I colori della tavola per il 17 marzo 2011

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Buon anniversario

1 commento:

graziella ha detto...

Io per un periodo ho avuto due codici fiscali diversi!!!!
Poi han capito che mi bastava pagare le tasse una volta sola!
Buon giorno di festa!