04 aprile 2011

Capsela bursa pastoris

 

Capsela-bursa-pastoris

Ahimè, ahimè povero me”: Se ben ricordo, era l’esclamazione di una parte del corpo (meglio non dire quale), che compativa il suo essere tale. In ottima compagnia con altri suoi simili, anche loro colpiti da vari acciacchi, recitavano il loro stato di forma che in quel momento non era certamente in condizione perfetta.

La stessa esclamazione, me la ripeto esattamente dopo la prima ora trascorsa nel taglio del prato: Ahimè, ahimè povero me! Poi penso agli anni (i miei), che non sono pochissimi, e in un certo senso, mi creo delle attenuanti che però non riescono a consolare la mia fatica.

Con l’allenamento vedrai che poi andrà sempre meglio” mi ripeto, cercando la consolazione alla fatica che incombe, ma intanto è la fatica che la fa da padrona. Per mia fortuna non fa ancora caldo, e la cosa mi consola poiché: caldo e taglio del prato messi insieme sono una tortura raffinata per chi non è del mestiere.

Non immaginate un prato all’inglese, con un’erbetta morbida come il velluto. Nel mio prato si sono date appuntamento tutte le erbe più strane che possano esistere sui trattati di botanica: potremmo proprio definirlo un prato selvatico, a balze scoscese dove è difficile anche mantenere la posizione eretta, un luogo dove si rischia, ogni momento, di finire a gambe all’aria e precipitare rovinosamente a valle. Un luogo più adatto alle capre che agli esseri umani ma proprio questo è il suo bello.

Per oggi, due ore di lavoro, bastano e avanzano, approfitto del taglio del prato per raccogliere qualche erba selvatica (come me). Mi serviranno in cucina!

 

Borsa di pastore

Si raccoglie praticamente tutto l’anno, preferibilmente prima della fioritura, poichè i semi di questa pianta nascono appena cadono nel terreno e si hanno quindi parecchie generazioni nell’arco dei dodici mesi. Si sradica la pianta dal terreno, si recide la radice che non interessa, si pulisce dalla terra e si tolgono le eventuali foglie secche.

 

Strudel salato con Borsa del pastore.

Bursa pastoris

Si può preparare con ogni tipo di pasta. Ideale a mio avviso la pasta del pane con poco lievito. Dato il sapore particolare della “borsa del pastore”, sarà meglio mischiarla con altre erbe più doci, l’ortica è una di esse. Quindi, sbollentare pari quantità di ortica e borsa del pastore in acqua salata, strizzare molto bene e preparare gli involtini con la pasta del pane e le erbe, qualche pezzettino di formaggio non troppo salato, pepe abbondante e naturalmente poco sale. Regolare la temperatura del forno secondo la quantità della nostra preparazione.

4 commenti:

Elena ha detto...

Sergio, questi tesori... ma uffa, perché a momenti non so più riconoscere neanche un tarassaco?
Un giorno ero a spasso per prati con un vignaiolo ottuagenario, in dieci minuti m'ha fatto un cesto di erbe libere squisite. Lo nominerei docente universitario, facoltà di erbe dei prati. Così come nomino te maestro (se puoi, tieni spesso "lezioni" di selvatiche).
Grazie!! Elena

sergio ha detto...

Carissima,
Terrò conto del tuo suggerimento, a dire la verità è da tanto che ci penso.


ciao

Una cucina tutta per sè ha detto...

Buonissimo questo strudel salato! te ne ruberei volentieri una fetta

sergio ha detto...

Francesca carissima, grazie per la visita.
Ti inserisco nella mia lista (Galassia food blog): sei la N° 5
della tua provincia (per ora).

Un bacio a zia Luisa.

sergio