14 aprile 2011

Erbazzone.

 

Erbazzone1

La cosa si fa sempre più divertente, e se le parole hanno un senso anche questa lo deve avere. Ho quasi finito di falciare il prato, ma da dove ho incominciato l’erba è già moderatamente alta. Le erbe non crescono tutte all’unisono, qualcuna è più procace delle altre ed ha un fusto coriaceo che toglie il filo della falce… che sia un’erbazzone?

L’altro giorno ho incontrato un giovane conoscente, ci siamo attardati a discutere del più e del meno, parlando soprattutto di un intervento che aveva da poco affrontato, ed ora era in convalescenza post-trauma; niente cibi grassi, niente stress, e sopratutto niente sigarette. Il fisico può essere forte, ma la volontà, spesso, è debole pertanto qualche sigaretta, non proprio di tabacco, se la fuma ugualmente. Che sia, anche lui, un erbazzone?

Vicino a Como, dove risiedo, c’è una ridente cittadina (Erba): ci passo di frequente e mi piacciono di essa certi angoli che sono rimasti uguali a quelli che vedevo nella mia infanzia. Mi sono sempre chiesto come si chiamassero i suoi abitanti. Che siano tutti Erbazzoni?

G.Bagoli, mi dicono, definisce l'erbazzone come una torta ricca, dei padroni,  e dei borghesi della campagna, della gente di città che stava bene, le quali si potevano permettere di fare una pasta, per incassare le erbe (biete o spinaci), variamente aromatizzate, utilizzando la farina, che invece era preziosissima per chi era nella povertà e la poteva solo usare per fare il pane. Ecco che allora la prosopopea tipica della borghesia dell’epoca definisce questa preparazione con un sostantivo altisonante.

Riguardo ai primi tre paragrafi, il sostantivo calza a pennello, ma se ci penso bene… parlando della torta ricca, la vedo diversamente. Accosto il termine (erbazzone) ad un altro sostantivo che mi frulla nel cervello: Zibaldone, e mi immagino un coacervo di elementi messi insieme a casaccio. Con questo spirito, mi accingo a preparare il mio personalissimo erbazzone.  


Cosa ci ho messo: Come l’ho preparato:
  • La mia pasta per il pane
  • Spinaci avanzati
  • Carotine novelle
  • Mezzo finocchio avanzato
  • Un mazzetto di bietoline
  • Ceci (quelli del cous cous)
  • Ricotta di capra
  • Toma con le erbe (senza muffa)
  • Parmigiano grattuggiato.
  • Semi di cipolla nera
  • Dell’alrto che non ricordo
  • Un uovo
  • Sale, pepe, noce moscata

Ho preparato la pasta per il pane ne modo usuale. In una tortiera debitamente foderata ho steso due terzi della pasta. In una ciotola ho mischiato tutti gli ingredienti, della farcia, che poi ho steso sopra la pasta del pane. Con il rimanente (della pasta) ho fatto il coperchio che ho sigillato per bene con il resto dell’uovo sbattuto che Laura aveva usato per fare i cantucci. Sopra ho sparso una certa quantità di semini di cipolla nera e ho lasciato lievitare il tutto per un certo tempo. Dopo che Laura aveva finito di ripassare i suoi cantucci, ho alzato il forno a duecentoventi gradi ed ho infornato. Sono stati sufficienti venticinque minuti.

L’erbazzone è servito per la cena serale, accompagnato da qualche fetta di salame, e naturalmente una bottiglia di lambrusco.

 

Naturalmente con questo post contribuisco a completare L’ abbecedario Culinario.

1 commento:

graziella ha detto...

E' vero! Come si chiamano gli abitanti di Erba? Erbivori non credo!!! ;-)
Magnifica ricetta!!