08 giugno 2011

Torta Micch e Lacc

 

Micch e lacc

Qualche volta i miracoli accadevano. Adesso i miracoli sono a portata di mano, ben in vista negli scaffali del supermercato o nelle vetrine dei negozi. Ma sono ancora miracoli? Non credo. Quando qualsiasi cosa è a portata  di mano si trasforma in consuetudine. Perde il suo vero valore, non si apprezza più fino in fondo.

La prima torta vera, uscita da una pasticceria, tutta per me, l’ho avuta il giorno della mia Prima Comunione. A dire il vero quella fu una giornata impegnativa. Santa Cresima al mattino e Prima Comunione lo stesso pomeriggio. Allora era quella l’usanza. Una festa unica, e se quel giorno coincideva anche con il compleanno, tanto di guadagnato! Con la classica “fava” avevi preso tre piccioni.

Il dolce non rientrava nella composizione dei menù che si preparavano negli anni cinquanta. La guerra era ancora un ricordo vicino, e il boom economico doveva ancora arrivare. Erano tempi in cui le cinghie erano tese fin all’ultimo buco, e in certi casi, se i buchi non bastavano se ne faceva uno nuovo. Raramente potevano esserci degli avanzi. Anche perché la scala gerarchica della consumazione del cibo terminava con gli animali da cortile (galline o conigli) che quasi tutti allevavano.

Ma qualche volta i miracoli accadevano, e quel giorno conigli e galline dovevano accontentarsi poiché gli avanzi sarebbero stati, come per magia, trasformati in leccornie. Quel giorno, mia nonna con la sua cara amica Anna preparavano la torta di pane e latte ovvero Torta Micch e Lacc come si dice dalle nostre parti.

Niente bilance per pesare gli ingredienti, facevano tutto a occhio, anche perché non esisteva una ricetta vera e propria. Ogni famiglia aveva la propria ricetta che custodiva segretamente, a volte non era neanche scritta, veniva tramandata oralmente. Le bambine imparavano a confezionarla guardando le mamme o le nonne mentre la preparavano. Quando sarebbe toccato a loro avrebbero aggiunto quel tal ingrediente che la rendeva ancora diversa da tutte le altre.

Mi ricordo che mia nonna mi lasciava schiacciare con le mani il pane secco inzuppato nel latte, ed era un divertimento che metteva in azione i succhi gastrici immaginando poi, la fetta ancora tiepida che mi sarebbe toccata in sorte. Poi con gesti misurati, come si immagina faccia l’alchimista nel suo antro, Le due amiche (Anna e la nonna) finivano di dosare tutti gli altri ingredienti che rendevano l’impasto dello stesso colore del tavolo di legno di noce.

Il forno della stufa economica, trasformava l’impasto nel miracolo che ogni tanto accadeva.

Torta Micch e Lacc

Ingredienti:

Latte
Pane secco (biscotti avanzati)
Amaretti
Uvetta
Cacao amaro
Pinoli e canditi
Burro (facoltativo)
Brandy o marsala
Zucchero


Procedimento:

Impastare il pane fatto a pezzi con il latte e gli amaretti sbriciolati, aggiungete l’uvetta e lasciate riposate il tutto per qualche ora. Aggiungete il resto degli ingredienti e versate in una teglia a misura ben unta di burro. Porre in forno a 190°. Fate la prova dello stecchino di lego per controllare la cottura. Servire tiepida, ma è buonissima anche quando è fredda.

20 commenti:

Stefania ha detto...

che bel racconto, io in quegli anni non c'ero e mi ha fatto piacere conoscere un pò della nsotra storia che non sia quella raccontata sui libri, ma lavita vera. Il dolce di pane e latte è ottimo per cui credo che tu sia stato molto entusiasta della tua prima torta, oggi ne ho postata una anche io che è un pò più ricca del micch e lacc, diciamo che l'ho adattata a un periodo con un pò più di liquidità, anche se i buchi alla cinghia forse sono dietro l'angolo. Un abbraccio carissimo Sergio e buona serata. Mandi

Byte64 ha detto...

Questa la faceva pure mia madre, anche se raramente, però ce l'ho ben presente, la parte favorita era quella umida e un po' gommosa.

In una maniera assai simile si riciclava anche la polenta, che dalle parti di mia madre si trasformava in fiapón. Mia zia me ne regalò l'anno scorso, m'ero ripromesso di farlo, ma poi il destino cinico e barbaro me lo ha impedito... vedremo quest'anno verso novembre!

Ciao!
Tlaz

Gianni ha detto...

Mi sono perso nel tuo racconto....e la mente è partita a farsi un giro nei miei ricordi di bambino! Non sono degli anni 50...ma nemmeno a casa mia si buttava via il mangiare...e mio papà allevava i conigli! mia mamma faceva una torta simile...e da noi si chiama "puttana" perchè da quel che so, ogni uno metteva dentro quello che aveva....ed era sempre buonissima!
Bravo Sergio....e grazie per le bellissime parole che hai lasciato da me!

garlutti ha detto...

visto. deliziose ricette mi piace davvero questi ... MARIMI

sergio ha detto...

Stefania carissima,
La cucina che io intendo raccontare è quella popolare, anche se imperversa prepotentemente quella dei ricchi. Ho appena finito di leggere una ricetta di un famosissimo chef italiano. Basta fare quattro conti e si evince che con quella spesa una famiglia di "precari" ci campa quattro giorni. Troppo facile! In quel modo (lecito) si fanno solo danni. Bisognerebbe, quando si "posta" una ricetta dichiarare anche il prezzo della stessa.

Tlaz, amico caro

Innanzi tutto, complimenti per la proffessionalità. Ho visto il video della messa in opera del forno. Devo dire che qualora l'informatica ti venisse a noia, avresti un futuro da carpentiere ben retribuito.
Non avevo dubbi che anche tu avessi nei tuoi ticordi un dolce riciclato... aspettiamo novembre.

Gianni,

Quando gli anni diventano tanti, la voglia di raccontare e ricordare si fa dirompente. Vedo che nei tuoi ricordi c'è la "puttana", dovresti riesumarla e riproporcela al più presto. Attenzione che controllo!

Garlutti.
Benvenuta nella mia cucina, ti verro a trovare sicuramente.

Una pacca sulla spalla a tutti (delicatamente).

sergio

paola ha detto...

bella buona e facile come non copiartela? E poi siamo quasi vicini di casa!!!
un saluto dalla Valcuvia!

sergio ha detto...

Paola,

Lascio un commento sul tuo blog

a presto

sergio

Deborah ha detto...

Ciao Sergio! Che meraviglia la tua ricetta!!! Somiglia un pò ad una torta che mi faceva mia nonna. Io adoro queste cose, pensa che spesso a mio figlio ( 14 mesi ) preparo il caro vecchio " pan cotto " per cena...ovvero pane raffermo + acqua + formaggio e olio!!! Le cose semplici sono sempre le più buone e se le gustiamo con dei magnifici ricordi...allora il gusto raddoppia!
Adoro letteralmente leggerti, mi ricordi un pò le ricette di mio papà ( era un grandissimo cuoco ...lo faceva di mestiere) e mi ha sempre insegnato che le cose buone e gustose sono fatte di ingredienti poveri e semplici, perchè l'arte sta nel creare qualcosa di gustoso con poche cose! A presto.

sergio ha detto...

Deborah, carissima amica:

Lo sai che mi fai contento? Dal tuo cappello magico, oltre alle tue bellissime creazioni, mi tiri fuori il "pan cotto". Sono cresciuto a pan cotto, l'antenato delle "pappine" industriali che tanto si usano ora.

Leggo le ultime tue righe, e vedo che buon sangue non mente. Dal canto mio, devo proprio dire che un pochino sono commosso. Mi stai dicendo che le mie ricette ti ricordano tuo papà: è un complimento enorme. Grazie di cuore.

sergio

cristina b. ha detto...

non so perché, ma mi sono commossa leggendo questo post e i suoi bei commenti, caro sergio. e mi chiedo quali ricordi terranno cari i nostri figli... chissà...
un abbraccio

sergio ha detto...

Cristina b. cara amica,

I ricordi che i nostri figli avranno, sono quelli che stiamo costruendo noi! Dobbiamo usare una pietra che non dovrà essere erosa dal tempo e dall'incuria, affinche loro possano posare i loro piedi su un terreno solido.

grazie per il tuo commento

a presto

sergio

Valentina ha detto...

Ciao Sergio, ti volevo dire che da oggi hai una nuova lettrice, mi aggiungo volentieri. Se ti fa piacere passa a trovarmi. ciao buona giornata valentina

Patty ha detto...

Ciao Sergio, non conoscevo questa ricetta ma leggendo gli ingredienti ho notato che assomiglia tantissimo come concetto di origine, alla torta di pane che mi ha insegnato la mia mamma. Lei ci mette di tutto di più per renderla saporita, ed il risultato è fantastico. Al primo sguardo la tua mi scatena acquoline senza fine. Un abbraccio, Pat

sergio ha detto...

Valentina,

Benvenuta, naturalmente passo subito a trovarti

Patty,

Ho visitato 1800 Blog, il tuo mi era sfuggito. Provvedo immediatamente ad aggiornare il mio database.
Aspetto la ricetta della torta di pane che hai imparato da tua mamma


a presto

Patty ha detto...

Caro Sergio, la torta della mia mamma la trovi qui: http://andantecongusto.blogspot.com/2011/05/come-superare-una-crisis-budino-di-pane.html
Un abbraccio, Pat

sergio ha detto...

Pat,

Grazie vado subito a vedere.

sergio

SONIA ha detto...

Una torta che mi riporta indietro di qualche anno quando le vacanze le facevo con la nonna in un paesino di montagna, oltra a piacevoli ricordi mi sembra di ricordarne anche il sapore, grazie.
Buona giornata

sergio ha detto...

Sonia, carissima.

Grazie a te per la tua cortese visita.

sergio

Sgt.Pepper ha detto...

wow...che delizia questo dolce....proverò a farlo anche io e vedrò se riuscirò a personalizzarlo...che bello il tuo racconto, ci fa capire che i dolci più buoni sono quelli legati ai nostri ricordi....
a presto,
ciaooooooooooooooooooooooo

sergio ha detto...

Carissima,

Questo dolce si adatta perfettamente alla "personalizzazione". Le famiglie Brianzole, usavano scambiarselo tra loro. Una specie di competizione per chi riusciva a farlo più buono. Naturalmente tenevano chiuse a chiave, le ricette.

ciao