01 giugno 2011

Ul vestii dela festa

 

Nonni

Le occasioni per indossare il vestito della festa non erano molte. Oltre, naturalmente, in occasione delle feste canoniche, poteva capitare di indossare il vestito buono quando si doveva fare la fotografia. Poteva essere il ritratto di famiglia, oppure la foto che si scattava ogni anno con i compagni di classe. In quelle occasioni, con le dovute raccomandazioni, si indossava il vestito buono. I più fortunati ne avevano uno confezionato su misura. I meno fortunati dovevano indossare quello che il fratello maggiore aveva, come si dice, lasaa indree. Non era una “divisa” che ci facesse sentire a nostro agio; per noi, ragazzi di paese abituati ad arrampicarci sugli alberi e a scorrazzare per i prati,  incuranti della nostra incolumità e di quella dei nostri abiti. Guai seri ci attendevano al ritorno dalle nostre mamme se per nostra sfortuna il vestito buono si fosse strappato, oppure fosse semplicemente sporco di erba. “La ven mia via” urlava la mamma, e immantinente una serie di scapaccioni ci coglievano d’improvviso. Ma quelli erano già stati messi in conto strada facendo. Se poi, un bottone si era perso, o se nel caso più disperato lo strappo fosse a forma di sette ( ul sett ), la punizione che ne seguiva era terribile.

Il vestito buono era un impaccio, una limitazione. Trasformava la nostra semplicità in qualcosa di artefatto, fuori luogo ed inappropriato. Non vedevamo l’ora di toglierci di dosso quella camicia di forza che impediva la nostra genuina intemperanza.

Tornando a noi: lo stesso fenomeno  imperversa nella gastronomia che fa dell’apparenza il primo valore di un piatto, mentre – a mio avviso - dovrebbe essere solo un valore aggiunto. Il fenomeno dei Food Blog ha acuito questo modo di fare, complice il fatto che non si possono pubblicare odori e sapori. Ci si rifugia spesso, in preparazioni elaborate presentate come se si fosse in una galleria di arte moderna. Tutto lecito, naturalmente, ma penso che certi piatti (in particolar modo, quelli della tradizione) possano sentirsi come ci sentivamo noi: cun ul vestii dela festa.


Spiedini cun ul vestii dela festa

Spiedini

Ben si addice questa preparazione alla mia tiritera. Innanzi tutto gli ingredienti sono semplici, alcuni addirittura avanzi del pasto precedente. Ho voluto cucirli in vestito buono, anche se non mi considero un sarto di primo livello.

Ho usato il petto del pollo cotto allo spiedo, peperoni grassi carnosi cotti, anzi bruciacchiati, sulla griglia, della mozzarella di qualità, riso tailandese, un pomodoro, basilico  ligure, pinoli e olio buono; naturalmente sale e pepe.

Con la polpa del peperone ben pulita ho ottenuto degli spiedini col pollo avanzato e la mozzarella, che ho fissato con dei rametti di rosmarino. Ho lasciato i miei spiedini così confezionato in forno a 80 gradi, in modo che la mozzarella non fondesse.

A parte ho bollito il riso, in molta acqua nella quale ho messo uno di quei “cosi” moderni per il brodo e qualche fiore di gelsomino. Scolato il riso, debitamente raffreddato ho composto il piatto che ho irrorato (come fa il giardiniere) con una salsa fatta con olio basilico e pinoli.

Buon appetito.


In collaborazione con la famosa trattoria MuVarA

14 commenti:

Aiuolik ha detto...

Ma grazieeeee!!! La solita "tiritera" come la chiami tu a me piace tanto ma proprio tanto. Mi piace leggerti e mi piace come scrivi...per cui mi prendo uno spiedino/involtino e mi metto comoda a leggere tutto tutto con calma :-)

pennaeforchetta ha detto...

Evviva i vestiti della festa (che, sssshhhh non dirlo a nessuno io odio profondamente), se poi diventano piatti così allegri e sicuramente profumati.
PS. Che bella la foto dei nonni!

labandeibroccoli ha detto...

eheh ul vestii dela festa nei piatti impazza :)
però sta benissimo a questi involtini!
p.s. bella l'idea di usare il rosmarino al posto del solito stuzzicadenti!

sergio ha detto...

Aiuolik (amica del cuore),

Naturalmente, grazie. Ma tu si vaccinata alle mie tiritere e non ci fai caso. Pensa a quelli che non mi conoscono...

Penna e forchetta,

Hai visto che bei nonni, la foto è del 1920, tutti col vestito della festa. (suppongo che anche a loro non piacesse).

La banda...
eheh ul vestii dela festa nei piatti impazza . Bellissimo! Potrebbe essere un marchio di fabbrica. Magari lo vendiamo a D&G e ci facciamo pagare i diritti.


A presto.

Sergio

Deborah ha detto...

Buonasera Sergio ;-)
Prima di tutto ti ringrazio per il consiglio ( appena messo in atto :-D ) per i fiori di zucca...ora li ho solo puliti con un panno umido.Poi come sempre ti faccio i complimenti per il meraviglioso modo in cui ci delizi nel porci le tue ricette! Anche questa, come tutte, è davvero superlativa.
Un abbraccio.
Deby

Tiziana ha detto...

Concordo in pieno....spesso mettiamo il vestito della festa ai nostri piatti, e il tuo qui sopra è davvero elegante!!! Un piatto che fa venire l'acquolina in bocca!!
A presto!!

Byte64 ha detto...

Uh, Sergio, nel mio caso è come invitare un'oca a bere!

Dopo il militare son diventato allergico alla cravatta, dato che mi toccava quasi sempre come ufficiale (e gentiluomo...), per cui gli ultimi vent'anni sono stati una fuga a rotta di collo dall'abito buono, dalle feste in abito scuro, dal jet-set e purtroppo anche dal jet-lag.

Per lo stesso motivo rifuggo dai set fotografici per il cibo, oddio, se c'è la luce giusta e trovo a portata di mano qualche ammennicolo da far scena, ecco, a volte cedo alla tentazione, ma vuoi per le limitazioni della Sony DSC-P72, ormai desueta, vuoi per quell'insano menefreghismo che m'attanaglia, le fotografie ondeggiano pericolosamente tra il bruttino e l'appena accettabile.

Questo però non dev'essere un alibi per mettere sempre fotografie completamente sfuocate, piuttosto meglio non metterle, tanto non si capisce nulla.

Ma tu ci pensi a quando toccherà a noi? Cioè, con i tempi digitali che corrono, cosa lasceremo agli eredi? Cd-rom color seppia? Dvd tarlati?
E le carte su cui raramente si stampano le fotografie ora, riusciranno a durare sessanta, ottanta, cent'anni come quelle dei nonni e dei bisnonni?

E i ricettari saranno affidati alle precarie memorie dei server di Google piuttosto che agli scaffali di casa?

Se pensiamo a quanto ci farebbe arrabbiare scoprire domattina che il nostro lavoro di anni è sparito in un amen (vedi incidentino a Blogger di due settimane fa...), ecco, la cosa non è da sottovalutare, soprattutto per coloro che ripongono una smisurata e insana fiducia nella tecnologia informatica.

E dopo questo inopinato pippardone, come si suol dire, te salüdi!

Ciao
Tlaz

sergio ha detto...

Deborah,

Sono contento che hai seguito il mio suggerimento. Naturalmente non voleva essere una critica (Dio me ne guardi), ma amo troppo i fiori e le erbe selvatiche. Mi piace che la loro genuinità resti intatta. A patto di essere sicuri della loro provenienza.

Tiziana,

Possiamo mettere il "vestito della festa" ai nostri piatti.Ma per prima cosa mettiamoci la sostanza.

Tlaz carissimo,

Hai fatto un post nel post. Ammiro e condivido la tua ragionevolezza condita con un giusto grado d'ironia, che non deve mai mancare.
Dat terzo paragrafo alla fine del tuo ragionamento. Il racconto si trasforma in tragedia. Concordo pienamente, da vecchio informatico (in pensione) ne ho viti tanti guai... che voi umani non potete neanche immaginare!

Un grande abbraccio a tutti


sergio

cristina b. ha detto...

ciao sergio! mi piace il tuo blog, dal quale traspare che sei una persona speciale. e con "dal rumore del mare a mozart" mi ha definitivamente conquistata! a presto

sergio ha detto...

Cristina,

Non sei ancora nella mia lista dei food blog, provvedo immediatamente, e passo da te per un saluto

sergio

Cuoche a casa tua ha detto...

Caro Sergio, l'altro giorno mi hai scritto x il censimento che stai facendo dei blog di cucina, ora incuriosita ti sono passata a trovare, adoro le tue storie e come le racconti, in più sono d'accordo con te sul giudizio dei panini del Mc'Donald, li trovo deprimenti....Così mi aggiugno agli amici, in modo da non perdermi le tue ulteriori storie, a presto Giancarla.

sergio ha detto...

Giancarla carissima,

Uno dei vantaggi del censimento che sto facendo, è quello di trovare dei blog che altrimenti non avrei mai trovato. Devo dire, dopo averne visitati circa 1800 che la qualità è molto alta, pur nelle differenze di ognuno di essi. Molti (purtroppo) sono semplicemente delle raccolte di rcette ben eseguite e ben fotografate. Meno sono quelli, a mio avviso, che "traspirano" la passione della cucina Italiana, sia essa tradizionale che innovativa.
Io cerco di metterci il cuore, per far sì che i miei ospiti siano a loro agio. Tu me ne dai la conferma, e naturalmente mi rendi felice.

a presto

sergio

Deborah ha detto...

Ciao Sergio :-) Per prima cosa ci tengo a dirti che seguito il tuo consiglio, il sapore dei fiori di zucca era davvero " più saporito"...si sentivano decisamente di più.
Per i baicoli, se dovesse aver bisogno..." dime che te rispondo voentieri " ( qui la frase in dialetto ci stava bene :-D )
Ultima , ma non per importanza, il risottino melone e cacao amaro è una mia invenzione ( sinceramente non l'ho nemmeno mai visto o sentito :-D ) . Io adoro i risotti e mi piace inventarne sempre di nuovi...ne ho due da postare e presto li vedrai .
ps. Per i tuoi scarponi...aspetto la stagione fredda :-D

Un caro saluto

Aiuolik ha detto...

La I è finalmente aggiornata: http://abcincucina.blogspot.com/2011/05/i-come-involtini.html.

Non mi lasciate sola per la J, veroooo???? Dai che secondo me da qualche parte li trovi pure lì i Jalapeno...altrimenti...amici come prima :-))))

Ciaoooo e grazie ancora per la partecipazione!
Aiuolik