Sono un conformista inconsapevole. Un lato del carattere che mi era sempre sfuggito, fino all’arrivo della torta cosiddetta Danubio. Bisogna sempre incominciare dall’inizio, non come quei film che spaziano nel tempo come delle fiere in gabbia, alla fine non si capisce niente e si rimane con degli interrogativi dei quali vorremmo farne a meno.
Il conformista quando visita un paese che non è il suo, cerca sempre adeguarsi ai modi, ai costumi e alle usanze del posto, ma… sotto la cenere la brace cova, e basta un refolo di vento per attizzarne la scintilla. Il paragone con l’amata patria natia, parte di botto. Ed ecco, che il caffè come da noi non lo sa fare nessuno. La pasta è sempre troppo cotta. Non parliamo poi della pizza, che fuori dall’Italia è sempre immangiabile.
Qualche volta, il conformista, azzarda qualcosa che appartiene alla tradizione locale, ma naturalmente è sempre pronto a scoccare la frecciata nazional popolare: famosissima quella del prosciutto di Parma in competizione con la carne di renna essiccata..
Anche il conformista con laurea a honorem qualche volta abbassa la guardia, figuratevi allora quello inconsapevole cosa può fare per complicarsi la vita, se non entrare in un ristorante Ungherese di una città Austriaca. Naturalmente il menù scritto con quei bei caratteri gotici del tardo medioevo della lingua originale del luogo e senza traduzione a lato, metterebbe a dura prova chiunque. Figuratevi un conformista che immagina la scrittura universale esclusivamente con caratteri Arial corpo dieci possibilmente su fondo rosa come la Gazzetta dello Sport.
Ordinare a caso, fingendo di aver bene in mente quello che si è ordinato: questo è il motto per non farci scoprire, e il conformista non vuole farsi prendere in castagna da un cameriere Ucraino di un ristorante Ungherese in città Austriaca. In questo ristorante manca in tavola il cestino con il pane, ed ora che nei ristoranti non si può fumare, come si può resistere all’attesa senza sbocconcellare qualcosa, che so’… un grissino stirato, una fetta di focaccia, un crostino di puro semplicissimo pane.
Questa volta al conformista è andata bene, i piatti che il cameriere porta hanno un bellissimo aspetto. A prima vista sembrerebbe un misto di carni di maiale ben assortite con varie salsine al seguito e per accompagnamento delle grosse patate fumanti appena tolte dal fuoco. Il conformista a questo punto esce allo scoperto e manifesta il suo disappunto: senza pane non se ne fa niente. Dopo una trattativa lunga e difficile il cameriere porta l’agognato cesto con il pane.
Morbido sotto ai denti, un sapore di burro che scioglie i languori assopiti dalla recente disputa, e di tanto in tanto un pezzettino più croccante e più sapido contrasta il sapore dominante vagamente dolciastro. Il conformista abbandona, per il momento, il suo conformismo e si abbandona a quella bontà.
Alla fine, il conformista, capisce che se voleva che il conto alla fine fosse più abbordabile doveva adeguarsi alle abitudini del posto accompagnando la pietanza con le patate, come del resto da quelle parti fanno tutti.
Torta Danubio ( un dolce non dolce)
L’abbecedario dei dodici mesi, onora la lettera D con la torta Danubio, subito ho pensato alla pasticceria Demel e alle torte multistrato in bella mostra nelle sue vetrine. Poi, da bravo conformista, sono stato colto in fallo dalla mia carissima amica la quale mi ha ricordato che la torta Danubio è una torta salata. Confesso, che non conoscevo questa preparazione perciò mi sono affidato alla prima ricetta che mi è capitata sottomano, ho sostituito solo il salame con lo spek e i semini di papavero con quelli di nigella ma per tutto il resto ho rispettato la ricetta originale che voi certamente sapete meglio di me.