17 maggio 2012

Lux Maior

 

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LUX MAIOR

Azione collettiva finalizzata alla sperimentazione del gesto, della voce, del silenzio

con la partecipazione di tutta la scuola

dalla più giovane (10 anni) al più vecchio (65 anni)

ideazione e messa in scena di Sergio Porro

Alla sperimentazione del gesto: Lux Maior è una creazione collettiva. Ogni attore, sullo spunto di una semplice indicazione registica, si incammina nella ricerca dei propri aspetti, dei propri modi gestuali, dei propri segni corporali, e li fissa in una interminabile applicazione espressiva di gruppo. Questa rappresentazione non vede mai attori singoli, o che si esprimono separatamente, ma raccoglie in un’unica camera vuota (la sala) masse sempre in movimento, raggruppamenti che si spostano a valanga, all’unisono, in continua produzione corale.

Alla sperimentazione della voce: in questa performance ognuno si misura con la sua voce ed esplora le infinite possibilità delle sue corde vocali e della parola, sia essa comunicazione ben definita di un vocabolo comprensibile, sia essa di manifesta espressione dell’incomprensibile: tutto allora si fa rumore, schiamazzo, chiasso… (ma mai confusione). Ognuno ha perfino esplorato zone in cui le sillabe non esistono più, si fanno e si disfano, si gridano rovesciate, simulando una lingua nuova, inventata di sana pianta per l’occasione, ricercatissima, una lingua volutamente resa indecifrabile e, paradossalmente, come tale, trasformata in musica. Per quanto riguarda le sonorità della voce, ci ha preso per mano un motto: il disarmonico è sempre musica.

Alla sperimentazione del silenzio: il silenzio, in genere, è il corpo che giace immobile. O che non parla, o che non dice, o che non vuole dire, o che non ha niente da dire. Nel Teatro Artigiano, spesso, il silenzio è stato (e lo è sempre) l’attore aggiunto, complementare, una presenza cieca, l’invisibile, l’impalpabile che diviene palpabile e, anche in questa occasione, gli effetti del silenzio sono brani di teatro che non si dipanano, ma che lasciano spazio alla fantasia, finalmente libera, di creare immagini, di memorizzare fatti e mis-fatti, di inventare col pensiero scene nuove e sempre diverse, di riprovocare l’altro rispetto a ciò che si vede.

Il silenzio è un corpo che giace immobile.

Quando il Teatro Artigiano viene invitato a inventare uno spettacolo in un luogo alternativo (sia esso deposito o fabbrica, magazzino di mobili o caseificio, un’officina o un capannone, una piazza, un cortile o più semplicemente una stradina) aggredisce questo spazio dove si deve agire a tutti i costi, se lo fa proprio e lo riempie di immagini, di corpi, di azioni, di invenzioni, di movimenti, di impianti, lo riempie di cose corporali, di macchinari, di attrezzature, di stoffe, di birilli… e allora… ecco la magia: questo luogo si fa teatro, diventa il contenitore ideale per fare teatro. Oggi è la volta di una piccola sala teatrale, una bomboniera primi anni del ‘900, tormentata nel suo complesso architettonico che da camera vuota si trasforma in scatola piena…

E per concludere: LUX MAIOR, luce maggiore, fortissima, suprema, la più luccicante, scintillante, luce nobile, la luce della luce: al suo apparire, vampiri e morti viventi la cercano e la evitano, la amano e la odiano ritornando nei sepolcri… Ecco la LUX (la sala, il luogo dell’azione) come un faro, dove la Cultura si accende e si spegne. E si diffonde…

3 commenti:

Byte64 ha detto...

Non ho capito niente, ma volevo darti il bentornato a prescindere :-)

Tlaz

Ricette pasta ha detto...

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